Il ministro sommerso dalle lettere: «Vergogna»

Centinaia di mail al titolare dell’Economia: «Sconcertante la sua distanza siderale dalla società italiana»

Ieri è stata una giornata che il ministro Padoa-Schioppa segnerà sul calendario sotto la voce «protesta dei bamboccioni». O forse sceglierà un’altra voce, tipo «la rivolta dei rompiscatole». Ma a scorrere alcune delle centinaia di mail inviate al ministero dell’Economia c’è poco da sospirare. Semmai, c’è da farsi un bel mea culpa e passare a pubbliche scuse dirette ai milioni di giovani italiani che stentano a farsi largo nella vita. E non per inettitudine.
Le loro storie sono quelle di persone deluse, spesso laureate, educate, che non si permettono di offendere il ministro neppure quando sono state sbeffeggiate in modo così gratuito. Ma lo sdegno è profondo e irreversibile. Come quello di Fabio che scrive: «Il ministro deve mettersi una mano sulla coscienza quando parla di persone che, come me, soffrono quando, incrociando lo sguardo dei propri genitori, si sentono uomini a metà». Fabio ha 29 anni, due lauree e un Master che per il momento non sono servite a granché. «Da circa un mese ho avuto il mio primo aumento dopo quasi 3 anni di lavoro: sono passato da 500 euro alla bellezza di 800», scrive.
Altra lettera, altra ovvia considerazione. «Guadagno i miei mille e poco rotti euro al mese - spiega Carlo - e per questo sono costretto a pesare ancora sul bilancio della mia famiglia che, peraltro, mi ha dato insegnamenti che forse sono mancati nella Sua, quali non sbeffeggiare chi sta peggio di me o chi, pur lavorando faticosamente, prende un ventesimo del suo stipendio!».
Elisabetta: «Sono un bamboccione e non mi vergogno di esserlo, o meglio: mi vergogno di come vanno le cose in Italia. Mi sono laureata con il massimo dei voti in economia aziendale e ora lavoro 8 ore al giorno per 5 giorni la settimana e circa 10 ore di straordinario al mese. Il mio stipendio? 1.000 euro scarsi al mese e un contratto a tempo determinato. Fosse per me mi sposerei e farei volentieri anche due o tre figli, ma sinceramente se lo facessi sarei una sprovveduta».
Alessandro: «... a Palermo i disoccupati già hanno invaso gli uffici, credete che il sentimento comune sia tanto diverso da quello della città siciliana?»
Isabella: «Signor ministro come diavolo si permette di chiamarci bamboccioni?Io ho 32 anni e vivo ancora a casa con i miei genitori. Lei ha la più pallida idea di che significa vivere con 1000 euro al mese? Pagare un affitto di monolocale 500 euro al mese più le spese? Naturalmente no con tutti i soldi che guadagna».
Davide: «Ho 31 anni e ahimè vivo con i miei genitori. Mi sono sentito offeso e in dovere di chiarirLe che molti giovani non vivono con i loro genitori perché privi di volontà o desiderosi di essere solo riveriti e coccolati, bensì perché le condizioni sociali ed economiche non glielo permettono. Forse Lei ministro ha un’ottica distorta verso i giovani perché vive all’interno ovattato del ministero, perdendo così ogni contatto con la realtà».
Valeria: «Le esprimo la mia personale offesa per l’insulto che ha rivolto a tutti i giovani. È sconcertante che un ministro della Repubblica manifesti una tale siderale distanza dalla realtà sociale del Paese. Ho 32 anni, sono laureata cum laude, ho un master. Vengo da una famiglia modesta e ho sempre lavorato, anche durante gli studi. Mia sorella gemella è medico neurologo cum laude e guadagna, con partita iva, 1000 euro al mese in una rinomata struttura ospedaliera milanese. Un’altra bamboccia?».