«Il ministro sta pagando le sue scelte: ha concesso troppi poteri alle toghe»

Siamo a una crisi delle istituzioni come all’epoca di Mani Pulite

da Roma

Senatore Castelli, ritiene giuste le dimissioni del suo successore alla Giustizia, Clemente Mastella?
«Io sono contrario all’equazione secondo la quale se sei indagato ti devi dimettere. In questo modo passa il principio che la classe dirigente viene selezionata dalla magistratura. Poi, ovviamente, questo vale a seconda delle circostanze. Se io sapessi di essere innocente non mi dimetterei».
Che clima c’è oggi in Italia nei rapporti tra politica e magistratura? Le sembra che tiri un’aria simile a quella di Tangentopoli?
«Siamo di fronte a una crisi istituzionale che può richiamare alla memoria Tangentopoli. Non era mai accaduto prima che un ministro venisse indagato per associazione a delinquere e che praticamente un intero partito in Campania venisse indagato o arrestato. Qui si aprono due scenari comunque inquietanti».
Quali?
«Il primo: ha ragione la magistratura. Allora vuol dire che Prodi ha nominato ministro il capo di una banda dedita al delitto e che questo governo è sostenuto da una associazione per delinquere. Se così fosse Prodi dovrebbe trarre le conseguenze e andare a casa. Il secondo: ha ragione Mastella che dice di essere vittima di un vile attacco politico. Ebbene, è ancora più inquietante e svilisce ancora di più l’immagine di un’Italia, già umiliata dalla spazzatura a Napoli e da quanto successo al Papa alla Sapienza».
Mastella fa una sorta di mea culpa e ammette di aver fallito nel suo approccio «morbido» alla magistratura.
«Mastella porta pesanti responsabilità per quanto sta avvenendo e per gli enormi poteri che può arrogarsi oggi la magistratura. È una legge del contrappasso che gli fa pagare le conseguenze delle sue azioni».
Pensa che oggi qualcuno si stia pentendo per aver ostacolato la sua riforma?
«Angius in aula ha detto che forse è venuto il momento di cambiare qualcosa nel rapporto con la magistratura. Io in privato gli ho sempre consigliato di evitare di cavalcare la tigre».
È vero che Bossi le disse: «Preparati perché se vai a fare il ministro ti arresteranno»?
«Sì, è vero. Mi disse testualmente: finirai in galera. Voleva prepararmi agli attacchi che sarebbero venuti contro di me da parte delle Procure. Oggi Mastella prova sulla sua pelle cosa vuol dire dare eccessivo potere alla magistratura».
Lei oggi ha fatto notare che sono state colpite molte consorti degli «orabastisti», ovvero di coloro che sono critici verso il governo.
«È un fatto, lo metto lì come spunto di riflessione. In questo momento ci sono tante sfaccettature e tante ipotesi».
Quali prospettive di sopravvivenza ha ora il governo?
«Lo scenario è complesso, oggi Mastella non sarà in Senato, vedremo cosa farà l’Udeur. Dal punto di vista politico non credo che l’Udeur abbia la forza per uscire dal governo. Ma è meglio non esporsi in previsioni che potrebbero essere smentite da un momento all’altro».