Il ministro: «Sto con le donne e non ho parlato con Ruini»

«Macché decisione illiberale, ho solo rispettato la legge in materia di salute: una paziente ha persino espulso il feto a casa e non in clinica»

Francesca Angeli

da Roma

Non è la prima volta che le decisioni in tema di aborto trascinano Francesco Storace nell’occhio del ciclone. Oggi che è ministro della Salute per il provvedimento di sospensione della sperimentazione sulla Ru486, la pillola abortiva. Ieri, quando era presidente della Regione Lazio, per le politiche di sostegno alla maternità e gli aiuti economici destinati alle donne che rinunciavano all’interruzione di gravidanza.
Ministro Storace la accusano di aver preso una decisione illiberale...
«Allora vuole dire che far rispettare la legge è illiberale.Io applico la 194 che è una legge dello Stato. Per essere più esatti mi riferisco all’articolo 8. Tutti i trattamenti che riguardano l’interruzione di gravidanza vanno eseguiti in ambito ospedaliero. L’aborto, sia chirurgico o farmacologico, deve svolgersi dentro le mura di un ospedale. Oltretutto chi oggi mi critica è stato al governo prima di noi. Ma perché non l’ha fatta la sperimentazione della pillola abortiva?».
Dunque la Chiesa, le gerarchie vaticane, la condanna dell’aborto e della Ru486 da parte dei cattolici non l’hanno influenzata nel prendere questa decisione?
«No, non ho consultato il cardinale Ruini prima di scrivere l’ordinanza. Ho preso un provvedimento che riguarda specificamente la salute pubblica perché credo che le leggi vadano rispettate così come le procedure che consentono la sperimentazione. La mia non è una decisione etica ma a tutela della salute della donna, presa nel rispetto delle normative vigenti. Il Consiglio superiore di sanità aveva stabilito con chiarezza nel 2004 come doveva essere fatta la sperimentazione, come doveva essere somministrato il farmaco e come il tutto dovesse svolgersi in ambiente ospedaliero: dalla prima somministrazione all’espulsione del feto. Invece a Torino una delle donne che partecipa alla sperimentazione ha avuto una espulsione del feto fuori dall’ospedale. Per me già questo sarebbe sufficiente per sospendere la sperimentazione».
E invece c’è di più?
«I medici del Sant’Anna applicano un nuovo protocollo di sperimentazione non conforme a quello indicato dal Consiglio Superiore di Sanità e non verificato dal Comitato etico locale».
Dal Sant’Anna però i medici dicono che la sua è una decisione tutta politica. Il presidente del Piemonte, Mercedes Bresso, parla di abuso. Dice che lei dovrebbe vergognarsi...
«Come ministro della Salute ho il dovere di prendere decisioni a tutela della salute della donna. E la Bresso che fa? Mi aggredisce in modo volgare mentre come donna dovrebbe apprezzare le mie preoccupazioni di veder rispettate le leggi e le procedure che garantiscono il corretto andamento di una sperimentazione. Quanto ai medici del Sant’Anna se dicono che gli ispettori del ministero sono bugiardi si assumeranno le conseguenze delle loro dichiarazioni. E poi c’è anche l’aspetto economico».
Ovvero chi paga i costi della sperimentazione?
«Già: a carico di chi avviene questa sperimentazione? Perché una sperimentazione a carico del pubblico non si è mai vista. Mi risulta dalla relazione degli ispettori che il tutto sia a carico della Asl. Ed invece come accade sempre deve pagare la ditta che produce il farmaco, non lo Stato: la sperimentazione deve essere a carico di chi la propone».
Ministro ma lo sa che in Francia quella pillola viene usata da decenni e ora si prende tranquillamente a casa?
«Certo. Ma a parte che una cosa del genere fa a pugni con l’etica questo mi porta a chiedermi come mai negli ultimi vent’anni in Italia nessuno l’ha sperimentata? Comunque la 194 proibisce la somministrazione del farmaco fuori dall’ospedale».
Ma la sperimentazione riprenderà?
«A condizione che vengano rispettate le norme del Consiglio superiore di sanità, risolvendo anche il problema di chi paga...».