Il ministro Tremonti: "Sparito il tesoretto"

"A banchieri e petrolieri chiederemo sacrifici". Poi aggiunge: "Cattivo andamento delle entrate, ma non pagheranno le famiglie"

da Roma

«Posso escludere che abbiamo un tesoretto». Il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, ha negato la possibilità di un consistente extragettito fiscale che potesse finanziare misure di spesa pubblica.
«L’andamento delle entrate - ha detto il titolare del Tesoro ieri durante la registrazione di In mezz’ora - non è buono e questo non perché l’evasione fiscale da gennaio è ripartita. Basta guardare all’andamento dell’Iva sugli scambi interni che è negativo perché l’economia va male. Insomma tesoretto zero». L’ennesima stagione di sacrifici, però, non comporterà né il venir meno alle promesse della campagna elettorale né un inasprimento delle condizioni per le classi meno abbienti. «Questa volta toccherà alle banche e a chi incassa le rendite petrolifere. Noi pensiamo che qualche sacrificio debbano farlo le banche e i petrolieri», ha risposto all’intervistatrice Lucia Annunziata.
In particolare, ha spiegato il ministro, gli istituti di credito «dovranno pagare qualcosa di più in tasse se non faranno pagare meno i mutui alle famiglie», mentre per quanto riguarda i produttori di combustibili «prendono più soldi perché è aumentato il prezzo, non perché operano meglio». In ogni caso, si tratta di convinzioni personali di Tremonti che andranno discusse collegialmente all’interno del nuovo esecutivo.
E per l’avvio dei lavori bisognerà attendere ancora un po’ di tempo. Domani, ha aggiunto, «ci sarà un Consiglio dei ministri istituzionale per completare il governo, dopodiché andrò a Bruxelles e quindi penso che il Consiglio di Napoli ci sarà la settimana successiva: questa settimana bisogna prendere la fiducia e prima non si possono prendere provvedimenti». Solo tra una decina di giorni, quindi, sarà possibile rispettare gli impegni elettorali. «Abbiamo detto che azzeriamo l’Ici sulle prime case - ha sottolineato - completando la base di sgravio ipotizzato, cioè portando l’esenzione dal pagamento dal 40 al 100 per cento. Ville e castelli non rientrano nell’operazione».
L’importante sarà reperire i 2,5 miliardi di compensazione per i Comuni che pure ieri il presidente dell’Anci Domenici ha reclamato. Sempre a Napoli si dovrebbe dare il via alla detassazione degli straordinari «ma su quel provvedimento dovremo discutere con il sindacato: credo che da entrambe le parti ci sia una logica di dialogo costruttivo».
Anche il dossier Alitalia dovrebbe essere esaminato in tempi relativamente brevi. «Saremo dentro le procedure di legge», ha assicurato l’economista aggiungendo che «l’impegno è per una cordata italiana e molti imprenditori si sono impegnati» scongiurando «il rischio che la compagnia andasse in mano a un nostro concorrente nel turismo».
L’indicazione della precisa volontà di attenersi alle normative vigenti sia in campo italiano sia europeo sottintende che il controllo del deficit e del debito sarà rigoroso. «Sui conti - ha osservato - c’è un controllo assoluto. Ci sono molti occhi sopra. Chiederemo agli istituti nazionali e internazionali una valutazione aggiornata». I documenti Ue, ha rilevato, utilizzano la definizione «rischio» su molte voci, perciò «chiederemo di discutere insieme i numeri di chiusura del 2007 e del 2008 che purtroppo non sono buoni». Reperire le risorse sarà difficile ma non impossibile anche se Tremonti non ha voluto svelare le carte. L’errore del governo Prodi? «In una stagione buona ha fatto la cicala e non la formica: più entrate c’erano più spese facevano». Ma la musica è cambiata.
Lo conferma anche l’apertura al dialogo sulle riforme costituzionali nei confronti dell’opposizione. «Basta scontri ideologici inutili ma non sarà inciucio», ha asserito rilevando come la bozza Violante fosse «un testo molto buono» e che «a partire dall’autunno bisogna mettere in campo il federalismo fiscale». Il governo ombra? «È una squadretta d’allenamento, ma serve anche quello». Certo, il suo omologo Pier Luigi Bersani, per ora, ha ribattuto, che «se i soldi non ci sono Tremonti dovrà ridurre di 4 miliardi la spesa corrente», ma non ha chiuso la porta al confronto. E pure il presidente dell’Abi Faissola ha voluto mettere in evidenza «lo spirito di collaborazione» con il quale gli istituti di credito si pongono nei confronti dell’esecutivo.