Minoli: io, superpremiato e vittima del totonomine

«Non mi candido a nulla, ma sono oggetto di un continuo tiro al piccione Grillo? S’è trasformato in Garlasco»

Una promozione invocata a furor di premi oppure piccole consolazioni per la nomina non arrivata? Chissà... Giovanni Minoli, in pochi giorni, ha ottenuto due importanti riconoscimenti: uno dal Prix Italia (Premio internazionale Tv) per un documentario sul Mozambico realizzato dalla sua Rai Edu e un altro dalla giuria del premio «Elsa Morante» come «uomo comunicazione 2007». Il tutto, mentre la settimana scorsa l’opposizione di alcuni esponenti politici della maggioranza ha bloccato il piano per cambiare i vertici delle tre reti pubbliche e, di conseguenza, anche la sua nomina alla direzione di Raitre. Insomma, Minoli, fa collezione di premi e di promesse, ma la sua promozione sembra ormai una barzelletta: se ne parla da mesi, a Raidue, no a Raiuno, no a Raitre, no anzi a Raiuno, e alla fine non se ne fa nulla...
«E io che ci posso fare? - sbotta lui - sono continuamente oggetto di un tiro al piccione. Io non mi sono candidato a niente e assisto impotente allo strazio che si fa sul mio nome».
Vabbè, che un ciclone come lei si definisca impotente, fa un po’ sorridere...
«Io lavoro e basta. La mia forza viene dalla passione e dalla determinazione. Tutto il resto mi fa solo un po’soffrire. Non ho mai detto “mandatemi di qui” o “di là” come ha fatto Freccero (Carlo, attuale presidente di RaiSat e come Minoli per molto tempo al centro della contesa sulle nomine) che si è autocandidato a Raiuno e più volte lamentato che i suoi incarichi non corrispondono al suo curriculum».
E questi premi: nettare per la sua vanità?
«Solo un riconoscimento al mio lavoro. Provano che sulla qualità e la formazione si possono costruire professionalità e prodotti. Sono molto contento per Federica Cellini, che ha realizzato il documentario premiato al Prix Italia, perché è una giovane di grande talento».
Sabato le verrà consegnato a Roma l’«Elsa Morante» 2007 per «aver saputo raccontare i fatti storici e contemporanei». Lei è uomo di comunicazione che sa raccontare il mondo, ma non sa fare altrettanto di se stesso...
«Si vede che mi occupo più dei miei progetti che di me...»
A proposito di progetti, la vendita in edicola dei dvd de La storia siamo noi come va?...
«Molto bene: duecentomila copie la prima uscita, subito esaurite la seconda e la terza. Da gennaio parte la ristampa. Spero che la Rai capisca le potenzialità che ha dentro di sé: se l’azienda distribuisse direttamente i suoi prodotti, ne trarrebbe un doppio vantaggio economico: risparmiare e guadagnare».
Lei va avanti con le 240 puntate sulla storia su Raidue: continua, dunque, la convivenza forzata con il direttore di Raidue, Antonio Marano, che secondo le prime indicazioni, avrebbe dovuto sostituire...
«Per decisione del consiglio di amministrazione. Non certo per Marano, che non mi voleva più mandare in onda. Prima mi ha voluto, poi non più. Alla fine mi hanno spostato di giorno, dal giovedì al lunedì, nonostante gli ottimi ascolti che facevamo quest’estate in quella serata. Ora ci hanno messo lo show Artù e non si sembra faccia più share di noi».
Ma come la vede questa Rai, bloccata dalla politica e con i direttori di rete che non sanno se il giorno dopo saranno ancora al loro posto?
«Per progettare la Tv ci vuole tempo e stabilità. Quelli che in questo momento operano nell’incertezza stanno facendo miracoli».
Dov’è finita la sua idea di creare una grande struttura che riunisca Raitre, Rai Edu, web e satellite?
«Continuo a pensare che un pezzo della Rai dovrebbe combattere sul fronte degli ascolti e un altro pezzo dovrebbe unirsi in una multipiattaforma che stia al passo con le nuove tecnologie».
I suoi nemici dicono che lei, con questo progetto, vorrebbe ricostruire una struttura di potere come fu Mixer...
«Perché fare un programma di successo vuol dire costituire un centro di potere? E allora Santoro, Baudo, Floris e tutti gli altri? Io non ho chiesto che questa struttura la diano a me, spero solo per il bene della Rai che la facciano».
Questa stagione televisiva è cominciata con un Grillo a tutto campo...
«Penso che Grillo abbia sollevato un problema reale. Ma alla fine c’è stata un’esplosione mediatica che ha trasformato Grillo in Garlasco, una provocazione seria è diventata una telenovela infinita».