Minorenne stuprata alla Caffarella La madre: «Voglio giustizia subito»

Tiziana Paolocci

Ancora uno stupro. Stavolta in città, al crepuscolo. Un 16enne e la sua ragazza di 14 anni sorpresi mentre passeggiano per via Latina, all’altezza di largo Tacchi Venturi. Lui picchiato, lei violentata lì accanto, nel parco della Caffarella, da due uomini che li hanno anche derubati di pochi spiccioli e dei cellulari prima di andarsene.
Il racconto della giovanissima vittima e del suo fidanzatino sembra indicare negli aguzzini due stranieri. «Carnagione scura, forte accento dell’est». E l’esasperazione cresce. Il sindaco Gianni Alemanno da Portorose, in Slovenia, dice di aver parlato con il questore, e che i due bruti «potrebbero essere rom». Chiede che stavolta non ci sia clemenza, mentre una cinquantina di agenti stanno ancora dando la caccia ai due responsabili nel parco. E all’ospedale San Giovanni, dove la coppia di adolescenti è stata ricoverata, va in scena la rabbia di parenti e amici. «Voglio subito giustizia, altrimenti me la faccio da sola, e che venga a dirmi qualcosa il ministro della Giustizia». La mamma di Elisa (il nome è di fantasia), la 14enne aggredita con il fidanzatino e violentata ieri pomeriggio nel parco della Caffarella, urla la sua rabbia nel corridoio del reparto di ginecologia del San Giovanni Addolorata. La sua bambina si è difesa disperatamente, spiegano i medici che hanno confermato la violenza subita. Porta sul corpo lividi e graffi, i segni di una lotta impari. «Io ora cosa dovrei fare?», si domanda suo padre Franco, paralizzato dalla rabbia, mentre un’amica di Elisa abbraccia la mamma. Durissima anche la zia della piccola: «Quei bastardi maledetti, ma cosa credevano che due ragazzini avessero i miliardi?». Poco dopo le 23, finiti gli accertamenti, la ragazzina viene dimessa. Elisa può tornare a casa. Esce a bordo di una Golf, e la mamma la tiene stretta al petto, come per proteggerla.
Intanto all’Appio c’è rabbia e sgomento. «Furti d’auto e in appartamento ne capitano tanti, sono cresciuti negli ultimi anni. Sono stranieri, vengono dalla Caffarella e poi spariscono lì come sono apparsi. Ma a questo, a uno strupro, nel pomeriggio poi, non si era mai arrivati», racconta Pasquale, un signore di mezza età davanti a uno degli ingressi al parco: «Basta farsi un giro e si trovano le baracche e i giacigli di fortuna tra i cespugli e i ruderi. È dove dormono questi disperati», conclude. L’incubo per i due ragazzi è cominciato infatti quando ancora non era sceso il buio, e quei due tipi «vestiti bene» sono comparsi dal nulla, a pochi metri dal commissariato e dalla sede del IX municipio. Il sequestro, le botte, la violenza: poi la coppia si ritrova senza soldi, senza telefonini, tra gli alberi del parco. Sono stati i gestori del bar di via Crivellucci a vederli arrivare alle 18.30. Sotto shock, terrorizzati. I due chiedono aiuto, ma nascondono la verità più terribile. «Erano spaventatissimi - racconta il titolare - ci hanno detto che erano stati derubati. Sembravano abbastanza lucidi nonostante fossero molto spaventati. Noi li abbiamo soccorsi, accolti dentro il nostro bar e gli abbiamo dato un bicchiere d’acqua. Non ci hanno detto che c’era stata una violenza sessuale, ma noi abbiamo chiamato comunque la polizia».
Un’abitante del quartiere ha assistito all’arrivo del 118, e quasi si commuove raccontando: «Li ho visti mentre l’ambulanza li soccorreva, davanti a un bar di fronte al parco. Lei è veramente uno scricciolo, era avvolta in una coperta di quelle del pronto soccorso, e si vedevano le calze strappate». Ma mentre Alemanno promette un giro di vite nei controlli degli insediamenti, e il presidente della Provincia Nicola Zingaretti si dice «sgomento» per la «spirale violenta» degli ultimi mesi, il governatore del Lazio invita alla prudenza sul parallelo tra aggressioni e stranieri. «Sono preoccupato per il clima di violenza che si registra nella capitale», spiega il presidente della Regione. «Credo - continua - che non si possano più tollerare aggressioni del genere e credo si debbano mettere in campo tutti gli sforzi per prevenire questi crimini, senza strumentalizzare e senza continuare a soffermarsi in questo momento sulla presunta nazionalità degli aggressori».