Minzolini sfida Santoro: niente lezioni dai Masanielli

Milano Basta coi manganelli mediatici, coi «mezzi cialtroni» come Massimo Ciancimino e coi «Robespierre da strapazzo e i Masanielli improvvisati» che compilano le pagelle di giornalismo. Il direttore del Tg1 Augusto Minzolini, nell’editoriale delle 20 di ieri sera, è passato al contrattacco dopo le critiche sollevate (anche all’interno di Viale Mazzini) contro il tg della rete ammiraglia. Due minuti di fuoco, sguardo fisso sulla telecamera e una stilografica a ondeggiare nervosamente tra le sue mani: «Una mia redattrice è stata criticata pesantemente per l’intervista al presidente del Consiglio la settimana scorsa», servizio poi sanzionato dall’Agcom, tra mille polemiche. «Ora - ha detto il direttore - il sottoscritto non condivide tutto quello che va in onda sulle reti Rai però rispetta ogni trasmissione e ogni punto di vista. Non ho mai espresso giudizi negativi, usate espressioni al limite dell’insulto verso altri né tantomeno ho chiesto epurazioni». Dopo aver criticato «gli pseudo sacerdoti dell’informazione che hanno elevato al rango di icona antimafia un mezzo cialtrone come Massimo Ciancimino», sottolineando come si possa sbagliare («Ma poi bisogna fare i conti con la propria coscienza»), Minzolini è stato ancora più netto: «Se si vuole salvaguardare il pluralismo nell’informazione di questo paese bisogna essere tolleranti. La ricchezza di posizioni è un bene non un male, l’importante però è che queste siano espresse sempre con il dovuto rispetto verso chi non la pensa come noi. Siamo all’abc della democrazia», ha aggiunto.
Poi Minzolini ha puntato il dito, senza mai nominarlo, contro Michele Santoro, pronto a passare armi e bagagli su La7, e alle solite vestali che da più parti - dentro e fuori i corridoi della Rai - sparano a zero sul direttore del Tg1: «Non accetto che Masanielli improvvisati o Robespierre da strapazzo si ergono a giudici inappellabili su ciò che è buona informazione e su ciò che non lo è. Trovo surreale che chi grida al regime e si atteggia a vittima nel contempo si trasformi in aguzzino di un regime alla rovescia». Il rischio, avverte il direttore del Tg1, è sotto gli occhi di tutti: l’escalation di violenza, da Milano a Napoli e Firenze: «Chi ha la responsabilità di usare uno strumento delicato come la tv» dovrebbe essere più prudente, visto che «questo Paese ha avuto fin troppi cattivi maestri, e proprio non ne ha bisogno di altri».