"Il mio Ambrogino? È un premio contro il partito dell’Islam"

Intervista al direttore del centro musulmano di via Padova, Mahmoud Asfa: "Il mio sogno è lasciare l’incarico a una donna. Questo è un riconoscimento al nostro lavoro per il dialogo"

Gli ha telefonato anche un importante politico del suo Paese, la Giordania. L’Ambrogino d’oro a Mohmoud Asfa, architetto, 45 anni, l’«imam buono» di via Padova, è diventato un evento per il mondo musulmano, non solo milanese. «Nella nostra comunità sono molto sorpresi per questo riconoscimento - spiega - sentivano un clima negativo per il caso moschea, io sono solo contento».
E ora, direttore, cosa cambia questo premio per voi?
«È il riconoscimento di un lavoro di trasparenza e dialogo iniziato tanti anni fa. Nel ’93 abbiamo fatto il primo sermone in italiano. Qualcuno dei nostri si lamentava, era strano per lui. Ora se l’imam se lo dimentica ce lo vengono a dire. L’Ambrogino ci dà una grande forza».
La forza di fare cosa? Pensa anche lei a un partito dei musulmani come il suo collega di viale Jenner?
«Guardi, se fanno un partito dico subito che noi non ci iscriviamo. Abbiamo preso la nostra strada quando celebravamo insieme il Ramadan, e le altre comunità, Jenner e Segrate, ci impedirono di partecipare all’organizzazione e alla definizione della predica».
Preferire i partiti italiani?
«I musulmani che liberamente si impegnano devono farlo nei partiti italiani».
La Lega critica il suo premio...
«Io non polemizzo mai con loro. Salvini è venuto a fare campagna nella nostra moschea. Ha anche preso il voto di un dirigente, se proprio devo dirlo».
Siete stati attaccati da altri musulmani per la vostra linea moderata?
«La nostra scelta di rispettare le regole ci è costata. Abbiamo subito una scissione, da parte di chi voleva fare la moschea senza permessi, a Cascina Gobba, e abbiamo un contenzioso legale con Al Waqf».
Con l’Ucoii dunque?
«Chi dice che siamo affiliati all’Ucoii sbaglia. Ma i fatti ci danno ragione. Abbiamo 4mila fratelli che pregano con noi ogni settimana. Erano 10mila per il Ramadan».
Fate i turni nella vostra sede. La moschea la chiedete anche voi?
«Spero che arrivi il momento in cui Milano aprirà alla possibilità di una o più moschee degne di questo nome. Anche per Expo, per il business arabo, per i turisti. È necessario. E questo premio, così come il documento approvato dal Consiglio, va in questa direzione. Cominciamo a trovare delle porte aperte».
Chi le ha aperte, e quando?
«Devo dire che il lavoro di Aldo Brandirali è stato straordinario, così come di Giulio Gallera. Ma anche nell’opposizione. Chi ci conosce sa quello che facciamo. Nel 2009 abbiamo speso 52mila euro per aiutare le famiglie in difficoltà. Siamo nel forum interreligioso. Ora stiamo lavorando a un nostro sito internet per migliorare la trasparenza del nostro centro».
Cosa metterete on line?
«I sermoni, tutta la nostra attività, gli incarichi...».
A proposito, quanto dura il suo mandato da direttore?
«Quattro anni, siamo a metà del primo. Ma ho un desiderio. Vorrei che a prendere il mio posto fosse una donna. Già ne abbiamo una nel direttivo. Una donna non può fare l’imam, come il sacerdote, ma la religione non vieta che faccia il direttore, che è più importante. Ora forse non siamo pronti. Ma alla fine del prossimo mandato...».