«Il mio bilancio? Troppe volte ho parlato come un cowboy»

George W. Bush ha concesso alla Cnn la sua prima intervista dopo il voto. Eccone ampi stralci.
Lei ha davanti a se ancora due mesi di presidenza, come si sente a lasciare il mandato in mezzo a due guerre?
«Non riesco ancora a immaginarlo, ci sono ancora molti problemi da gestire: la crisi economica, la campagna elettorale è appena finita, abbiamo ancora soldati in situazioni di rischio. Tutto questo lavoro finirà il 20 gennaio e quindi mi sarà più facile risponderle il 21. So che passerò di colpo da mille a zero nel giro di una notte. So che mi mancheranno certe cose e so anche che desidero tornare a casa, quindi provo un misto di diverse emozioni».
Che cosa dirà al nuovo presidente Obama, o forse ne avete già parlato ieri durante il vostro incontro, a proposito dei vostri soldati?
«Proprio perché Obama mi ha chiesto consiglio - e potrebbe farlo ancora - il modo migliore perché possa consultarsi ancora con me senza problemi è che io non riveli nulla ora su quanto gli ho detto. La nostra conversazione è stata strettamente privata. E molto tranquilla... mi ha fatto immenso piacere. Ricordo ancora il colloquio avuto con il mio predecessore Bill Clinton. Ieri l’ho chiamato e gli ho detto “Bill, sto per incontrare il nuovo presidente e mi ricordo come tu sia stato gentile con me al passaggio di consegne. Spero di esserlo io altrettanto ora”. Dopo le discussioni politiche, uno degli argomenti che stavano più a cuore a Obama riguardava le sue bambine, che impressione avrebbero avuto della Casa Bianca. L'ho visto salire al piano di sopra, era curioso di vedere le loro camere. Certamente quest'uomo porterà alla Casa Bianca il senso della famiglia, cosa che spero abbiamo fatto anche Laura e io. So che vuole essere prima di tutto un buon padre».
Questa è la sua prima intervista dopo le elezioni. Come pensava che sarebbe andata?
«La mia scelta è risultata perdente. Ero per John McCain. Ha combattuto duramente, ma come ho già detto subito dopo i risultati, l'elezione di Barack Obama è un momento storico per il nostro Paese. Molti in America non credevano che avrebbero mai visto un giorno come questo. Ed è un bene per il nostro Paese che la gente abbia fiducia nel sistema e si senta legittimata per il futuro. Il presidente eletto Obama ha una grande occasione».
Come vede il Paese nei prossimi quattro anni?
«È difficile dirlo. Confido molto che ci riprenderemo dalla crisi economica. Che l'Irak sarà un simbolo di libertà, che in Afghanistan la situazione migliorerà. Che il Paese rimarrà al sicuro. Sarà molto importante che il presidente e il Congresso lavorino insieme».
In passato l'abbiamo sentita dire molte volte «Non mi interessano i sondaggi. Faccio quello che devo fare». Le percentuali dei sondaggi vanno e vengono. Si è mai sentito deluso?
«Penso che un presidente che va in cerca di popolarità sia un presidente che può far male al Paese. E voglio ricordare che la popolarità degli uomini è fugace mentre i princìpi valgono sempre. In alcuni momenti sono stato popolare, in altri non lo sono stato. Ma il compito del presidente è quello di prendere decisioni buone e difficili, fondate su solidi princìpi».
Immagino che vi sia stato un momento nella sua presidenza di cui lei si sentirà particolarmente orgoglioso e un momento di cui invece si ricorda con dispiacere.
«Mi dispiace di aver detto alcune cose che non avrei dovuto dire».
Tipo?
«Tipo “vivo o morto” (riferito alla cattura di Osama Bin Laden; ndr) o “lasciate che si facciano sotto” (in segno di sfida ai miliziani iracheni; ndr). Mia moglie mi ha ricordato che un presidente degli Stati Uniti deve stare attento a quello che dice. Cercavo di trasmettere un messaggio e avrei potuto essere più abile nel farlo. Come quando andai sulla portaerei “Lincoln” e vidi un'insegna che diceva “Missione compiuta”. Non mi piaceva. Anche se era rivolta all’equipaggio, in realtà trasmetteva un messaggio più ampio. Per qualcuno significava “Bene, Bush pensa che la guerra in Irak sia finita”, mentre non era così. In ogni caso, trasmetteva un messaggio sbagliato. Ho avuto anche molte ragioni per essere orgoglioso. Sono orgoglioso ogni volta che mi trovo davanti all'esercito degli Stati Uniti. Sono orgoglioso di essere il comandante supremo di persone che così generosamente e coraggiosamente servono il Paese... quando vedo la gente che dà da mangiare a coloro che hanno fame... quando vado in Africa e vedo i volontari che assistono i cittadini che muoiono di Aids... Non riesco ad esprimere quale grande esperienza sia stata essere presidente di questo Paese, perché siamo una nazione piena di gente generosa, coraggiosa e onesta».
Ora quale sarà il suo futuro?
«Probabilmente, mi guarderò indietro e tirerò un profondo respiro... So che andrò in Texas. Mi manca e amo il Texas, là ho molti amici. Probabilmente scriverò un libro. Penso di fondare un istituto di studi politici e una biblioteca alla Southern Methodist University di Dallas. A parte questo, per ora non so altro».
Ha già una traccia di questo libro?
«Sto incominciando a pensarci. Voglio che la gente sappia che cosa ha significato per me prendere alcune delle decisioni che ho dovuto prendere. In quale momento ci trovavamo. Voglio che si sappia la verità su che cosa abbia significato per me stare seduto nella Stanza Ovale, ma tutto questo richiede molta concentrazione e molto lavoro».
(Traduzione di Rosanna Cataldo)