«Il mio compito? Più semplice di quello di Zac»

In 15 partite ha conquistato 20 punti, in un campionato intero ne farebbe 50 con questa media. Da quando c’è lui, Serse Cosmi, il Livorno ha pareggiato nelle ultime due giornate con Milan e Juventus, battuto Roma, Parma, Genoa e Samp, quest’ultima anche in Coppa Italia, perso di brutto solo con la Lazio.
Eppure a un certo punto s’è dimesso. Ne valeva la pena?
«Se non l’avessi fatto avrei perso credibilità con i giocatori e mi sarei anche vergognato di guardarmi allo specchio. Spinelli aveva criticato la mia decisione di lasciare liberi per due giorni i ragazzi dopo la trasferta di Cagliari. Ma si era giocato di sabato. E si sarebbe tornati in campo dopo otto giorni. Per di più i giocatori sottoposti all’antidoping non riuscirono a rientrare a casa con il resto del gruppo. Io ci rimasi male, malissimo, per certe parole che disse davanti a tanta gente, del genere uomo avvisato, mezzo salvato. E gli risposi, domenica me ne vado».
Poi ci ha ripensato...
«Non ne avevo l’intenzione quando andai a trovarlo dopo una telefonata di spiegazioni. Ma lui mi accolse ridendo. E mi disse, ho fatto di peggio con altri allenatori, non se la prenda e ritiri le dimissioni, tanto io non le accetto. Sa una cosa?».
Che cosa?
«Ci fossimo parlati prima, non saremmo arrivati a un niente dalla rottura definitiva».
Vuol dire che deve ancora imparare a vivere nel calcio?
«Anche chi ha lavorato con Gaucci, Pozzo, Preziosi e Corioni, come il sottoscritto, ha qualcosa da imparare».
Ma cosa pensava di fare quando prese il Livorno ultimo con 3 punticini?
«A tutti i costi volevo tornare ad allenare in Serie A. E c’ero riuscito. Mi dissi solo, hai avuto la bicicletta, pedala e fai tanta strada. Le vittorie sulla Roma all’Olimpico e sull’Atalanta in casa hanno fatto da volano alla classifica e al morale».
I pareggi con Milan e Juventus l’hanno riportata in prima pagina...
«Sembra un paradosso, ma prima di questi due incontri avevamo 3 punti di vantaggio sulla terz’ultima, adesso uno solo. Come dire, ci siamo rimessi in corsa, ma non abbiamo vinto niente».
Dovrebbe essere contento visto che il Livorno segna meno di tutti, ma fa tanti punti...
«I ragazzi sono stati bravi a capitalizzare i pochi gol all’attivo. Ma stiamo migliorando in attacco. Lucarelli è fatto a modo suo, ma vanta un attaccamento incredibile con la maglia granata, ci va anche a letto. Vedrete che farà benissimo, lui si scatena da febbraio in avanti, lo sapeva? Tavano ha piedi straordinari. E Bellucci è uno tosto davvero. Poi c’è Di Gennaro che può fare tanta strada».
Cosa ha cambiato?
«Il modulo innanzi tutto, dal classico 4-4-2 al 3-5-2 per dare più forza al centrocampo e migliorare il lavoro sulle fasce. In secondo luogo ho avuto la fortuna di recuperare Rivas e Mozart. E poi ho Antonio Filippini che a 36 anni e mezzo corre più di tutti e si prende anche il lusso di far gol a Buffon. A Brescia l’avevano dato per finito tre anni fa».
E la cessione di Candreva? Inevitabile?
«Negli ultimi tempi giocava realmente al di sotto delle sue possibilità perché riceveva un’offerta al giorno e pensava di andare via, non aveva più la testa sgombra. Spinelli ha fatto bene a lasciarlo andare, ci ha anche guadagnato 600mila euro per il prestito».
Alla Juventus farà bene?
«Certo. Ma non dimentichiamo che ha solo una ventina di presenze in A. Lo farei giocare a sinistra per dargli la possibilità di accentrarsi e tirare con il destro».
Perché era così arrabbiato dopo il pari con i bianconeri? Per il gol in fuorigioco di Legrottaglie?
«Ma no. In campo non se n’era accorto nessuno. Ce l’avevo con le tv che non facevano vedere il fuorigioco inesistente fischiato a Bellucci che stava andandosene in porta. Solo alla radio ne hanno parlato».
Il suo Livorno ha incontrato tutte le grandi, campionato finito?
«Troppo forte l’Inter. Appena scendi in campo, ti rendi conto che è di un altro pianeta per carattere, tecnica, forza fisica. Della Roma posso dire poco, abbiamo avuto la fortuna d’incontrarla nel suo momento peggiore. Il Milan va a ondate. La Juventus deve recuperare autostima, non sarà semplice il lavoro di Zaccheroni. È più facile prendere il Livorno in corsa che una squadra di quelle ambizioni».
Contro il Bologna vi giocate una fetta di salvezza...
«Il Bologna di Di Vaio, contropiedista eccezionale. Se lo ingabbiamo, possiamo farcela».
Cosa vede nella sua sfera di cristallo?
«La voglia di salvare il Livorno. E magari di continuare a lavorare con Spinelli...».