Il mio cuore Toro sta sanguinando

Ho finito le unghie, e le dita mi sanguinano. Il bruciore lo sopporto, questa sconfitta no. Non tanto per come è maturata, che a questo ci siamo anche dannatamente abituati, con la solita ennesima terna di giacchette nere e cecate (l’ipotesi complotto è aperta...). No. Io non ho visto nemmeno un barlume di tremendismo. Non ho visto il sangue agli occhi dei giorni peggiori. Forse dirò una bestemmia (con oggi credo di essermi giocato per sempre il mio metro quadrato di paradiso) ma a un certo punto sembravamo l’ultima Juve del San Paolo: supponente, imbolsita nella manovra, lenta e prevedibile. Problema di gambe? No. Problema di testa? Nemmeno. Problema di attributi? Focherello. E uno, se il coraggio non ce l’ha, non se lo può dare. Insomma, ma giusto ’sta domenica che si poteva godere della sconfitta dei gobbi, che li si poteva pure quasi raggiungere e magari pure superare, ma perché? Perché avete voluto condannarci a un’altra settimana di passione? Il cerotto sulle dita l’ho messo, e spero la ferita al cuore smetta di sanguinare prima di sabato. Però. Però non esiste che con la Juve... No, non ci voglio nemmeno pensare. Che questi stanno peggio di noi, e magari col Real Madrid pigliano pure due pere. Vorrei una squadra incazzata, che picchia e macina gioco, che ansima sul collo degli avversari e pazienza se si perde. Questo è il Toro al quale ho giurato amore eterno. E voi non lo siete ancora. Sbaglio io? Voi? Sabato l’ardua sentenza.