"Il mio Festivalbar senza urla. Seguo le orme della Marcuzzi"

L’emozione del debutto stasera su Italia 1: "Centomila persone in piazza mi hanno impaurito. Due anni fa non sarei stata in grado di presentarlo"

Milano - Buongiorno Elisabetta Canalis, questa sera su Italia 1 va in onda la prima puntata del «suo» Festivalbar.
«Mamma che emozione. Venerdì sera quando sono salita in scena in piazza Duomo davanti a tutta quella gente, mi tremavano le gambe. Due anni fa non sarei stata in grado di farlo. Sono emotiva, non si direbbe eh?».

In realtà sembrava fosse la sua centesima puntata da presentatrice.
«Sono molto ansiosa. Per prendermi in giro, la Gialappa’s Band mi chiede se mi attorciglio le gambe dalla paura».

Sul palco non urlava neanche come altre sue colleghe.
«Quelli della produzione mi avevano talmente ossessionato che me ne sono ben guardata... Anche Salvetti si era molto raccomandato. Però è anche vero che di fronte a centomila persone ti viene spontaneo urlare, per emozione, per entusiasmo, per farti sentire».

E invece no. Pian pianino, Elisabetta Canalis mette un tassello dietro l’altro in quella carriera iniziata quasi per caso sulla scrivania di Striscia la Notizia. Lei è una delle mamme di tutte le Veline, una bella responsabilità in tutti i sensi. Poi, come succede sempre quando si finisce l’università, sono iniziati sul serio gli esami veri: Love Bugs, tra gli altri, e Controcampo, dove si è adattata persino a fare la bella statuina. Che volete, imparare si deve, e un po’ di umiltà è più utile di tanta arroganza. Difatti, anni luce dopo l’abbuffata del vierismo e di tutti i suoi annessi e, soprattutto, sconnessi, oggi la Canalis è nella nostra meglio gioventù, televisivamente parlando. D’altronde mica è facile fare i conti con l’ingombro perverso - cercato e poi fuggito - della popolarità da tabloid, quella fatta di foto e pettegolezzi che più son stupidi più si appiccicano sulla fama. «Perciò adesso passo qualche mese all’anno a Los Angeles, lontano da qui, soprattutto lontano dal lavoro».

Non va più a Miami?
«Non mi rilassa più, troppi paparazzi e troppa gente».

Allora va a Los Angeles per cercar fortuna, come dicono i maligni.
«Per carità. Ho fatto corsi d’inglese e corsi di recitazione e ho anche recitato in due film, Deuce bigalow e Decameron, che deve ancora uscire. Ma l’obiettivo non è quello di far carriera: è proprio quello di allontanarmi dal mio mondo abituale e di stare con i miei amici».

Là non le continueranno a chiedere ogni mezz’ora se è fidanzata.
«Tanto non lo sono».

Si è accorta che anche grazie agli spot tv adesso anche le donne la applaudono? Prima erano diffidenti.
«Non sono la tipica bonona tutta smorfie e reggiseno».

Prova a fare l’attrice.
«È stato decisivo lavorare con Christian De Sica, un attore vero. Abbiamo anche trascorso cinque giorni insieme sul set. Da lui non si può che imparare».

Dice così perché avete anche girato gli spot insieme?
«No, anche il bilancio del film Natale a New York, nel quale recitavo la parte di sua figlia, mi ha molto soddisfatta. Io sono fatta così, cerco di crescere lentamente, senza fare passi azzardati e, soprattutto, lasciare un bell’ambiente intorno a me».

Love Bugs con Fabio De Luigi.
«Benissimo. Lui mi ha anche telefonato prima del Festivalbar. Anche Alessia Marcuzzi mi ha chiamato».

Appunto, anche lei lo ha presentato in passato.
«Ha detto che fa il tifo per me. E di sicuro è uno dei miei punti di riferimento per come sapeva gestirlo, quel palco con tutta quella gente davanti che aspetta il suo cantante preferito».

A proposito, i suoi?
«Ho visto Timbaland dal vivo, e poi Beyoncé. Tutta roba hip hop e r&b».

Il suo sogno ancora da realizzare?
«Non ne ho. Se un sogno diventa troppo ossessivo rischia di trasformarsi nella frustrazione più grande».