«Mio figlio kamikaze? Non è possibile, era di sani principi»

La donna si è convertita all’Islam nel 2001, il ragazzo poco dopo: «Ora mi devono provare che Jamal sia uno degli attentatori»

da Boston

Mentre a Londra continua e, se possibile, cresce la grande paura a Washington c’è una madre che piange lacrime amare e stenta ad accettare una triste realtà. Un figlio kamikaze. La signora è Maryam McLeod Ismaiyl ed è la madre di Germaine Lindsay, uno dei «quattro ragazzi» del 7/7 a Londra, che sfoga il suo dolore e la sua incredulità con un quotidiano americano. La signora vive negli Stati Uniti, a Dorchester, nei dintorni di Boston, per accudire il padre. Germaine, o Jamal come amava farsi chiamare, si è fatto esplodere su un treno nella Tube trascinando nell’aldilà con lui 26 innocenti, ed è proprio alle vittime che Maryam rivolge il primo pensiero: «Sono troppo sconvolta per piangere per mio figlio... quindi piango prima per le vittime», dice al cronista. Quattro anni fa la decisione che ha segnato per sempre la sua vita, quella del figlio e di una intera nazione, il Paese in cui aveva scelto di risiedere dopo aver lasciato la sua assolata Giamaica. Quattro anni fa, quindi nel 2001 la scelta di convertirsi all’Islam, lei prima cristiana. Quanto questo fatto possa aver influito sulle macabre imprese datate 7/7 del suo Jamal, non lo potrà mai più sapere. Quando è scattato il fanatismo? Quel che è certo è che il figlio ha seguito la madre, scegliendo di abbracciare la religione del Profeta. E subito si è capito che la cosa, anzi la religione, per il giovane Lindsay era questione davvero seria. Spunta la barba lunga, preghiere rigorosamente 5 volte al giorno e letture coraniche in arabo. La madre ricorda che all’epoca della conversione aveva discusso con il figlio di atti di violenza commessi da alcuni musulmani ed entrambi erano stati d’accordo nel condannare gli attentati suicidi. «Non riesco a crederci. Ho molte domande e non so se avrò mai le risposte», questa la litania dolorosa di mamma Maryam. La signora ha parlato con Jamal a Londra, circa un mese fa. Solite cose: come stanno i bambini, come va la vita? Era così maturo. Era sincero e affettuoso. Aveva i valori a posto. Ho fatto del mio meglio», continua la madre che chiede prove dell’atto suicida del figlio. Intanto nella casa londinese (Buckinghamshire) di Jamal qualcuno ieri ha appiccato fuoco. La casa era vuota da due settimane. Da quando Scotland Yard, in seguito all’apertura delle indagini sugli attentati, l’aveva sigillata.