«Mio figlio è malato, basta» Lo ammazza e poi si spara

Non sopportava più di vedere quel figlio che, colpito da una serie infinita di malanni, si stava quasi spegnendo sotto gli occhi. Così ha tirato fuori la pistola, una calibro 7.65 regolarmente detenuta, e gli ha sparato tre colpi, uccidendolo sul colpo. Quindi ha chiamato figlia e genero per dire cosa aveva fatto e infine si è sparato un colpo in testa. Ora è in condizioni disperate al San Raffaele, con poche speranze di cavarsela.
Il dramma si è consumato in via Lorenteggio 131, un più che dignitoso complesso che comprende decine di alloggi. Qui vivono Severino Busacca, un ex imbianchino di 77 anni, e Mario, 50 anni, un lavoro da impiegato dopo il diploma da ragioniere. Sono soli da quando prima si è sposata la figlia Teresa, poi è morta la mamma, colpita da un ictus una decina di anni fa.
Mario è il grande cruccio del padre. Un ragazzo nato con diverse malformazioni e una catena di sfortunati malanni. Qualche tempo fa gli era stato asportato un rene, poi era stato colpito da ulcera perforante. Da cui si può anche riprendere, ma non si ha un fisico debilitato come quella dello sfortunato impiegato. Né del resto papà Severino stava molto meglio, qualche problema di circolazione, lo aveva costretto a sottoporsi a un intervento chirurgico per l’applicazione di ben quattro by pass. E forse l’ex imbianchino temeva che le sue precarie condizioni di salute gli avrebbero impedito di assistere a quel figlio così gracile. Un sospetto confermato dallo stesso genero: «Mio suocero ha fatto una pazzia, ma la situazione era davvero disperata».
E così ieri mattina è arrivato il tragico epilogo. Verso le 10.30 Severino prende l’arma, raggiunge il suo «ragazzo» disteso a letto nella sua camera e gli spara tre. Poi la drammatica telefonata alla figlia e al genero, che si precipitano in via Giambellino. Ma arrivano quando è ormai troppo tardi. Severino si era seduto nel divano del salotto, puntato la pistola alla tempia e aveva premuto il grilletto.
Appena i famigliari scoprono il dramma, fanno scattare l’allarme. Il personal del 118 trova Mario ormai privo di vita sul letto. Severino invece respira ancora, anche se le sue condizioni appaiono subito disperate. Viene portato al San Raffaele e immediatamente sottoposto a intervento chirurgico. La prognosi è riservatissima, ma dai primi accertamenti sembra che il proiettile, rimasto conficcato nel cervello, abbia creato danni irreparabili. Insomma per lui, ben poche speranze di sopravvivenza.