«Mio marito ucciso due volte I giudici non hanno indagato»

Accertamenti tecnici sull’arma del delitto ma anche nell’ufficio, in particolare sui caloriferi, dove Alfredo Capelletti venne ucciso con un fendente al petto. Lo ha deciso ieri il gip Franco Cantù Rajnoldi, per scoprire se la vittima fu veramente uccisa da Alfredo Cozzi, già reo confesso di un altro delitto, come hanno sempre sostenuto i famigliari. Un verità cercata con ostinazione, che ora appare più vicina grazie anche alla presenza di due «celebrità» delle indagini scientifiche Luciano Garofano, ex comandante del Ris di Parma, e Marzio Capra.
Capra e Garofano erano ieri mattina nello studio di Rajolnodi, con gli avvocati delle parti, e il pm Maurizio Ascione. Assente invece l’imputato, Cozzi, 53 anni, laurea alla Cattolica, esperto di formazione professionale, ma soprattutto personaggio televisivo. Con Maria Rita Parsi aveva infatti condotto per anni «Diario di famiglia» sulle reti Rai. Che a marzo si rivelò una sorta di dottor Jekyll e mister Hyde: assassinò nel suo studio con 50 coltellate Ettore Vitiello, per un debito di 17mila euro che non riusciva a onorare. Ma sempre nel suo studio, sempre a coltellate il 13 settembre 1998 venne ucciso Capelletti, di cui Cozzi era collaboratore. Dopo due inchieste, la procura giunse all’incredibile conclusione che fu suicidio.
«Io e i miei figli siamo sempre stati convinti fosse stato lui - accusa ora la vedova Maria Pia Beneggi - Mio marito non si sarebbe mai ucciso, inoltre avrebbe usato la mano destra, indebolita da un leggero ictus, per ferirsi e la sinistra per estrarre la lama. Cozzi quel giorno era venuto a prenderlo a casa e l’aveva portato in ufficio per discutere certe pendenze economiche che aveva con mio marito. Insomma aveva modo e anche il motivo per ucciderlo. Certo, dopo per il mio povero Alfredo non c’era più nulla da fare. Ma quell’uomo, lasciato libero, 13 anni dopo ha ucciso ancora. Credo che i famigliari di Vitiello dovrebbero far causa allo Stato per questo».
Dopo aver ammazzato Vitiello, Cozzi venne arrestato, confessò e immediatamente venne ricollegato a quell’altro fatto di sangue. Il pm Maurizio Ascione ha riaperto il caso, chiedendo al gip di effettuare attraverso la formula dell’incidente probatorio, i cui risultati andranno cioè direttamente a dibattimento, accertamenti sul coltello conservato nel frigorifero della polizia scientifica e sulla scena del primo delitto.
«In questi 13 anni le conoscenze, i mezzi e anche la cultura per effettuare determinati accertamenti sono molto cambiati - spiega il Luciano Garofano - ora possiamo cercare impronte digitali e tracce biologiche sul coltello, sul manico e sugli interstizi anche dopo tanto tempo. L’arma verrà pertanto smontata per cercare residui anche nelle parti coperte. Altri accertamenti verranno effettuati sulla scena del crimine, l’ufficio di via Malpighi 4. C’erano tracce di sangue sul calorifero di ghisa che, anche se riverniciato nel frattempo, ha sicuramente trattenuto qualche traccia organica».
Il gip alla fine ha deciso di affidare questi accertamenti all’istituto di medicina legale dell’Università di Pavia e ha già fissato per il 21 marzo un’udienza per esaminare i risultati. Per quella data sapremo dunque se Cozzi è veramente colpevole non di uno, ma di due tremendi delitti.