«Il mio Messi è Giovinco e con l’Inter posso vincere»

Da aprile Franco Colomba allena Giovinco, in stagione 7 gol (3 su rigori, uno sbagliato) e 4 assist. Il Parma è di seconda fascia, Sebastian è già il giocatore italiano più determinante?
«Ha grande prospettiva - risponde il tecnico, 56 anni -. Da settembre si propone in maniera prepotente, sa cambiare la partita: ribalta il fronte del gioco, serve palle gol e spesso aiuta il centrocampo. Abbinare qualità a spirito di sacrificio è il massimo».
Cassano e Rossi non recuperano per gli Europei, può affiancare Balotelli o Pazzini?
«Nelle ultime due amichevoli hanno giocato perché mancava Seba. Le caratteristiche sono diverse, abbinato a uno di loro sarebbe decisivo anche in nazionale».
A 25 anni, è in comproprietà con la Juve. Del Piero e Baggio resteranno sempre di un altro pianeta?
«Per compiere il grande salto, anche di popolarità, bisogna approdare in una squadra di grande livello. Fosse rimasto a Vicenza, Roberto non avrebbe vinto il Pallone d'Oro: arrivato alla Fiorentina, e poi alla Juve, fu considerato da tutti».
Il 2012 sarà l'anno di Giovinco?
«Deve affermarsi definitivamente dove viene lanciato, qui da noi. Se continua, magari la prossima stagione arriva a una big e allora avvicinerebbe i campioni».
È il migliore che lei ha guidato?
«Con Pirlo, che alla Reggina 12 anni fa lanciai titolare in A. Senza dimenticare Adailton, 11 gol nel Bologna 2009-10».
Con il suo metro e 64, Sebastian in cosa eccelle?
«Così minuto, è veramente atipico. Ha il miglior controllo in corsa, anche nelle sterzate rapide somiglia un po' a Messi».
Peccato sia spesso acciaccato.
«Due stop lievi, certo gli fanno perdere il ritmo, ma è tornato in condizioni buone. È uno scattista, in genere gli basta qualche giorno di riposo, non etichettiamolo come fragile».
Avrà mai gli occhi di tigre, alla Maradona?
«Pian piano li acquisirà. Alla classe deve coniugare responsabilità e partecipazione totale sul campo».
Riprende il campionato, dal 2003 la Juve è a digiuno di trofei...
«In questo momento dico Milan per la facilità irrisoria con cui vince le partite. Peraltro i bianconeri hanno la determinazione nel perseguire l'obiettivo settimanale, sono meno impegnati delle concorrenti, mentre l'Udinese è serena perché non ha niente da perdere».
Caratterialmente Colomba somiglia un po' a Guidolin, fra i più sottovalutati al mondo.
«È un grande professionista, ha sempre ottenuto il meglio. Per i trofei, dipenderà dalle opportunità che gli capiteranno. Peraltro in Friuli è a due punti dal primato, dunque già ai massimi livelli».
Il Parma è la miglior squadra delle sue 22 stagioni in panchina?
«Non avevo mai conquistato 19 punti nelle prime 16 gare, conto di replicare le salvezze di Reggio, Bologna e dello scorso maggio».
Anche grazie al preparatore atletico Nicolò Prandelli.
«Affianca il mio, Yuri Bartoli. A 27 anni, abbina qualità a volontà, farà strada, non è raccomandato da papà Cesare».
Lei metta una buona parola con il Crotone per suo figlio Davide. In B non gioca mai...
«Ha voglia di fare e capacità, sul centrosinistra. Tra Foggia e Spal, non ha ottenuto molto, eppure non molla».
Domani c'è l'Inter, a San Siro il Parma battè i nerazzurri solo a inizio '99, 3-1 marchiato Stanic, Asprilla e Fuser. Dopo i fischi del Tardini, firmerebbe per il quinto pari di fila?
«Mai. Fra tre e un punto la differenza è abissale. A costo di perdere, provo a vincere».
A ottobre 2-1 a Napoli, è la più grande impresa della carriera?
«Con la Reggina vinsi 2-0 all'Olimpico con la Roma di Capello, reduce da 13 risultati utili. Debuttammo in A fermando tutte le grandi fuori casa: 1-1 con Juve e Inter, 2-2 al Milan».
Ranieri deve recuperare 8 punti, in 22 giornate può farcela?
«Ha le carte in regola per riagguantare il vertice, dipende da capoliste e scontri diretti».