«Il mio monologo nel bar sotto il mare»

(...) alle 21 - occorra dimenticarsi quella roba. Perchè, invece, Il bar di Benni interpretato da Fabio De Luigi - ancora nelle sale con Natale a New York e un cameo in Commediasexy - è una delle regie più riuscite, stralunate e poetiche di Gallione e dell’Archivolto. Lui, Fabio, il protagonista, è ignaro dei reati precedenti e racconta sereno di come il suo monologo sia giunto felicemente alla seconda stagione.
Quella di quest’anno è la ripresa dello spettacolo dello scorso anno. E questa, già, è una buona notizia.
«Effettivamente... Anche perchè non è che io, col teatro, fino ad allora, avessi molto a che fare. Era da un po’ che con Giorgio Gallione dicevamo “dobbiamo fare qualcosa insieme, dobbiamo fare qualcosa insieme“».
Bè, qualcosa insieme avete fatto. Anche prima del Bar, intendo.
«Sì, ma non erano spettacoli. Si trattava di letture, è un’altra cosa. Con l’Archivolto abbiamo messo in scena letture di Andrea Pazienza, di Saramago...».
Questa è troppo bella, gliela regalo perchè l’ho vissuta in diretta. Eravamo in una redazione - non la nostra, fortunatamente - e arrivò la notizia del Nobel per la letteratura a Saramago. Un collega, peraltro addetto alle questioni culturali, disse tutto serio: «Ah, una donna quest’anno!». Pensava si chiamasse Sara Mago. Surrealismo allo stato puro. Così come è surreale un testo in cui ci sono centinaia di personaggi. Come lo fa?
«Come un monologo».
Ma è surreale! Eppure, la prima volta che lo mise in scena l’Archivolto, lo fecero i Broncoviz, che erano tantissimi!
«Appunto, volevamo fare qualcosa di diverso. E così l’intuizione è stata quella di ridurlo a monologo».
Vuol dire che lei si cambia in continuazione per interpretarli tutti?
«No, entro e esco dai personaggi con la voce. É una bella sfida. Del resto credo che il mio stile stralunato, in qualche modo, si incontri con quello di Benni, pur essendo le nostre forme narrative diverse. A lui, almeno, è piaciuto».
Lei lo sa che Benni ci aiuta nell’operazione: «Liberiamo l’Archivolto da Pennac»?
«So che Benni ed io ci troviamo bene, aiutati in qualche modo anche dalla corregionalità. Chiamiamola così. E poi il resto lo fanno le regie di Gallione, sempre molto eleganti».
Appunto: cosa c’entrano un bolognese e un romagnolo con un gruppo di genovesi con cui sarete in tournèe fino al 13 marzo (il 31 gennaio a Novi Ligure)?
«Forse, linguaggi diversi aiutano lo spettacolo. Ci siamo trovati talmente bene che credo torneremo, nella prossima stagione teatrale, a fare qualcosa insieme».
E con il pubblico di Genova?
«Mi hanno detto che è freddo. Io non me ne ero assolutamente accorto».