«Il mio omaggio a Chaplin. E a Bergman»

Cinzia Romani

da Locarno

Aki Kaurismaki è un regista finlandese nato nel 1957, quando la televisione era diffusa anche nel Paese dei laghetti blu. Ma lui, quest’omone quasi completamente dedito al bere (ha smesso con la vodka, però ha cominciato col vino bianco, che vuole si beva insieme a lui, durante le interviste), continua a muoversi in un mondo d’altri tempi. «Non sono moderno e compro anche auto usate, perché i modelli che girano adesso mi sembrano orrendi», dice l’artista ormai quasi popolare, a furia di filmare la solitudine, l’angoscia esistenziale e l’inutilità della vita (vedi il suo bellissimo L’uomo senza passato, 2002). Locarno, quest’anno, gli ha dedicato la retrospettiva «Carte Blanche», i Cahiérs du Cinéma hanno pubblicato un libro su di lui (di Peter Von Berg) e una mostra di foto, mentre ieri, in Piazza Grande, si è proiettato il suo ultimo film Laitakaupungin Valot, ovvero «Luci del crepuscolo» (dal 6 dicembre anche da noi), lungometraggio presentato nel quadro della retrospettiva.
Opera dal sapore noir, il film racconta la solitudine di un guardiano notturno, che si muove in un mondo di violenza inaudita. Si tratta dell’ultimo episodio della «Trilogia dei perdenti» ed è anche un omaggio a Luci della città di Charlie Chaplin. «Amo il cinema italiano del passato: da De Sica a Visconti - spiega Kaurismaki -. Persino la mia cinepresa è antica. Avendola comprata da Ingmar Bergman, praticamente a quattro soldi: lui non aveva in effetti il senso degli affari».
Un altro bicchiere, un’altra sigaretta, lo sguardo acquoso perso nel vuoto, Aki rivela d’essersi finalmente sposato: «Nella mia vita è entrata, come un raggio di sole, una donna, che fa la pittrice. Insieme andiamo a pescare il luccioperca, stando in silenzio per ore, il che salva il nostro matrimonio, perché parlando poco non ci sono fraintendimenti». «Le mie idee non sono in vendita», afferma con esasperante lentezza, «e i miei film sono sempre sullo stesso tema: ritraggo le vite dei marginali». Nella sua vita vera, Aki è un piccolo imprenditore di se stesso: vive per sei mesi all’anno in Portogallo, «dove il pesce è sempre fresco», e gli altri sei mesi a Karkkila, a settanta chilometri da Helsinki, dove possiede un albergo.