«Il mio preferito? Valeva 2 milioni e l’ho perso in Laguna»

L’attore Paolo Villaggio è un collezionista: «È come una malattia, ne ho comprati in tutto il mondo. I migliori sono quelli “pieghevoli”»

«È come una malattia: a un certo punto scatta qualcosa, ti invaghisci e inizi a comprare un cappello, poi due, poi tre. Poi ne cerchi sempre di nuovi, ovunque tu vada». Paolo Villaggio non indossa i cappelli solo sullo schermo (dalla coppola del ragionier Fantozzi al feltro nero di Giovanni in Carabinieri), ne ha anche un’ampia collezione, fra cui alcuni panama del negozio di Giuliana Longo, a Venezia, una delle «clienti» di Montappone.
Quanti panama possiede?
«Dodici. Ne ho comprati a Venezia, a Cuba, in Brasile e a Roma, da Borsalino. Amo quelli “pieghevoli”, che si possono infilare in un tubo di legno, leggerissimi».
Quando ha comprato l’ultimo?
«L’anno scorso: un modello bombato, elegante, con la piega in mezzo e la falda non troppo larga».
Ce n’è uno a cui è più affezionato?
«Ne avevo uno meraviglioso, a falda larghissima, ma l’ho perso: mi è volato dalla testa mentre ero in motoscafo ed è finito in acqua, proprio a Venezia. Ho chiesto al guidatore di fermarsi, ma non poteva invadere l’altra corsia e, così, ho dovuto rinunciare: l’avrei ucciso. Era un modello per le grandi occasioni, l’avevo pagato due milioni di vecchie lire: era simile a quello indossato da Ernest Hemingway in una foto scattata in laguna che lo ritrae da Cipriani, al Torcello, sigaro in bocca e panama sulla testa».
Come ha iniziato a collezionare cappelli?
«È successo per caso, è come innamorarsi: mi sono invaghito di uno e l’ho comprato, poi ne ho preso un altro, e un altro ancora... Mi è capitata la stessa cosa anche con le anatre: ne ho una collezione intera, in legno, ceramica, porcellana, di ogni tipo. A un certo punto scatta qualcosa e diventa come una malattia. E, avendo la possibilità di girare per il mondo, si alimenta ancora di più».
Che modelli possiede oltre ai panama?
«Ho alcuni Borsalino neri, a falda larga, e anche bianchi e grigi: li tengo tutti in una cappelliera. Nella mia casa a Cortina, invece ho una collezione di cappelli tirolesi e bavaresi: sono bellissimi».
Che cosa significa indossare un cappello oggi?
«Prima era indispensabile, ora si sono quasi persi di vista, almeno in Italia, perché gli inglesi sono ancora straordinari, ne hanno uno per ogni occasione. Alcuni possono ancora permetterselo, come il Papa, che ha dei copricapi formidabili. Sono un elemento decorativo enorme, e conferiscono anche autorità».
Lei lo porta spesso?
«Ora meno, perché rischio di perderlo o dimenticarlo. Ma arricchisco la collezione: adesso sono a Roma, alla moschea e ne approfitto per comprarne uno arabo».