"Il mio Requiem è così bello che può vincere"

L’artista a Sanremo con un brano raffinato scritto da un giovane musicista classico

Milano - «Quando ho sentito questa canzone mi sono emozionata e ho subito deciso che dovevo farla sentire al pubblico. In pratica ho deciso che l’avrei portata a Sanremo ancor prima che si parlasse del Festival», scherza Patty Pravo lanciando la sua ultima provocazione, o «pazza idea». E io verrò un giorno là, il brano con cui si presenta all’Ariston, è davvero molto intenso. Una canzone d’amore colta, dal testo drammatico (non solo il dolore della separazione, ma lo strazio per la morte di lui e la speranza di un’eternità insieme), che ricorda Brel e la grande tradizione francese, colorita da una melodia sinuosa che ti rimane incollata addosso sin dal primo ascolto. In una parola E io verrò un giorno là è una delle superfavorite.

«Questa canzone è talmente bella che può vincere; ma l’importante è che i miei brani restino nel cuore. In questi giorni sto mixando il dvd del concerto estivo all’Arena di Verona, con il mio repertorio dagli anni ’60 ad oggi, amatissimo dai fan».

Qualche anno fa con «E dimmi che non vuoi morire» fu la vincitrice morale anche se vinsero i Jalisse.

«Già, ma che fine hanno fatto i Jalisse?».

Un brano dal testo complesso e affascinante.
«Un brano che al primo ascolto mi ha provocato brividi in tutto il corpo. Originariamente è un Requiem che dura venti minuti scritto da Andrea Cutri, un giovane musicista sardo che mi ha stregato. Abbiamo dovuto lavorare a lungo per riarrangiarlo e trasformarlo in canzone ma il risultato per me è stupendo. Questo pezzo fa bene all’anima».

Parla di amore, morte, dell’aldilà, a modo suo della fede.
«Racconta una storia d’amore finita ma è molto spirituale. Poi ognuno può leggerla come vuole; non ha un senso obbligato, attraverso la mia interpretazione ognuno la vivrà a modo suo.
L’importante è che comunichi sensazioni forti».

Cosa si aspetta da Sanremo?
«A parte gli scherzi non ci pensavo; ero piena di progetti, ho dovuto cambiare parecchi programmi. Però questa canzone merita l’attenzione di un pubblico così vasto».

Di questo Sanremo cosa pensa?

«Mi pare sia stato organizzato con molta intelligenza, privilegiando le canzoni e un po’ di divertimento rispetto alle chiacchiere, in modo che il pubblico non vada a letto rintronato alle 3 del mattino».
Però ci sono già un sacco di polemiche: Povia ad esempio.
«Non cadrò nel tranello delle polemiche. Io starò per i fatti miei, concentrata sull’esibizione o con vecchi amici come gli Afterhours che hanno uno dei brani più belli in gara».

L’anno scorso vi fu coinvolta in prima persona per il burqa.
«Ma fu una polemica inventata ad arte, strumentale. Comunque appartiene al passato».

Questa volta sarà vestita da una stilista palestinese.

«Sì, anche perché un pezzo del genere non necessita di abiti strepitosi, sarò sobria e semplice alla Patty Pravo, giocando tutto sulla gestualità e sull’interpretazione».

E Cutri come l’ha scovato?
«Me l’ha presentato un amico. Tra l’altro lui è un musicista classico, non è che impazzisca per le canzonette; però continueremo a collaborare. Quando incontro un’anima così simile alla mia non posso lasciarla scappare».

Collaborerà al suo nuovo disco?

«Può darsi. Sto lavorando all’album ma naturalmente ho dovuto interrompermi. Ci sarà molto blues nel disco e, spero, atmosfere diverse dal mio repertorio classico».

Qual è il segreto per mantenere il suo spirito avventuroso e ribelle?
«È qualcosa che si ha dentro. Mi piace Amy Winehouse perché ha quello spirito “tanto non arrivo a 30 anni” che avevo io da ragazzina. La mia vita è un’avventura; a 15 anni lasciai il Conservatorio di Venezia per Londra e poi per il Piper. Ho vissuto momenti indimenticabili on the road e li vivo ancora, per questo non me la sono mai tirata».