«Con il mio rock arriverò fino a San Pietro»

«Con quest’ultimo disco e la mia nuova band sto vivendo una fase artistica davvero eccezionale, con una gioia paragonabile solo a quella dei primi anni coi Litfiba». Eccolo Piero Pelù, per tutti ex voce e leader della rock band fiorentina, che torna domani in concerto a Roma (auditorium Conciliazione ore 21), con un live accompagnato dalla sua nuova formazione P-Trio, che lo stesso cantante preannuncia come «molto elettrico e soprattutto parecchio potente». «Apriremo le porte dell’auditorium per far arrivare le nostre note e le nostre parole sino a piazza San Pietro!», ironizza Pelù divertito dall’idea di suonare il suo rock a cento metri dal Vaticano. «Sai - spiega poi serio - la tutela delle unioni di fatto forse dovrebbe esserci anche nella musica, perché le band sono, nella realtà dei fatti, delle vere e proprie piccole comunità itineranti».
E Piero Pelù è da anni uno degli artisti più attivi sul fronte dei diritti per chi fa musica. Una carriera ufficiale lunga 25 anni, iniziata nel lontano 1982, quando con il chitarrista Ghigo Renzulli, Piero Pelù fondò i Litfiba e pubblicò il primo disco «Guerra», per quella che forse si può definire come la migliore rock band della musica italiana degli ultimi 20 anni. Oggi, Pelù ritorna sui suoi passi primordiali e dopo 5 album solisti più pop che rock, torna alle sonorità più adrenaliniche, alle chitarre distorte più ardite e alla ritmica più potente. «Il complimento che più mi ha fatto piacere, - racconta - mi è stato rivolto da un ragazzo che alla fine di un concerto mi ha chiesto: dove era nascosto il computer?» Per sottolineare la completezza e la ricchezza dei suoni per soli quattro elementi sul palco. I tre musicisti e la voce finalmente tornata limpida - dopo anni a prova di parodia - per Piero Pelù, sottolineano la bellezza del disco «In faccia». Un disco che rende palese una voglia anche di comunicare, come dimostra anche il bel singolo «Velo» in programmazione nelle radio in questo periodo.
Un disco potente, dunque, per un live che si preannuncia ad alta gradazione energetica. Un ritorno al rock delle origini dopo anni forse più pop.
«In realtà non ho mai abbandonato il rock in questi miei sei dischi da solista. Amo il pop, considero i Beatles la mia grande pop band della storia, e dunque fare pop lo reputo un complimento. Detto questo, negli ultimi anni sono stato in qualche modo vincolato a non superare certi limiti».
Ci spieghi meglio.
«Nella mia carriera posso dire di aver sempre fatto in buona percentuale quello che volevo, anche se avevo troppa gente addosso. Dopo 21 anni sono oggi finalmente libero perché dall’84 al 2005, nonostante siano stati anni sì bellissimi, ero legato da un contratto capestro che mi obbligava a seguire una serie di percorsi musicali anche dopo i Litfiba come semplice solista».
Dopo i Supercombo, band che ti ha seguito negli ultimi anni, un nuovo album e il tour con il P-Trio. Cosa è cambiato?
«Questa volta sono andato per sottrazione. Ho una gran chitarra sferzante e senza spartito, come quella di Saverio Lanza, un grande musicista che riesce a seguirmi nelle mie pazzie anche live. E c’è un grande affiatamento anche con il bassista Daniele Bagni e con Paolo Baglioni, l’addetto a batteria e percussioni. Con loro ho riscoperto il gusto di suonare rock e ho riscoperto le mie radici. Vedrete dal vivo cosa combineremo».
Ecco, appunto: cosa farete nella data di Roma, che è poi l’apertura del tour invernale?
«Sarà un grande show elettrico, rock, potente! Due ore e venti per venticinque brani in scaletta. Concerti così lunghi non li ho mai fatti neanche coi Litfiba!»