Il mio sacrificio per la Patria reso inutile dall’indulto

Sono un agente della Polizia di Stato, dieci anni fa ho giurato fedeltà alla Repubblica italiana, ho giurato di difendere il nostro Paese, i suoi cittadini e di far rispettare le leggi. Dopo questa folle decisione di aprire le porte delle celle a migliaia di delinquenti che con tanta fatica io e i miei colleghi abbiamo arrestato mi chiedo a quale Repubblica io abbia sacrificato gli anni più belli della mia vita.
Questo indulto, questo piegarsi di fronte ai potenti e a chi crede, inneggiando a ideologie comuniste che questa scelta di pacificazione farà bene a tutti, per me è un’umiliazione. Penso ai miei colleghi che per il nostro bene comune sono caduti, il più delle volte giovani vite, giovani mariti e padri. Già prima lo Stato non ha mai dimostrato di preoccuparsi molto di loro e delle loro famiglie, ora questo provvedimento ne dà un’ulteriore conferma. In questa Italia si dimentica in fretta chi cade nell’adempimento del dovere. È triste, ma il governo attuale, da quando ha occupato le poltrone, si è preoccupato solamente del bene di carcerati e immigrati. Mai un pensiero a chi quelle persone le ha catturate, mai alla gente «normale» che ha paura a usicre di casa perché le strade sono piene di quei «poveri cristi» usciti dalle galere.