«Il mio sogno dopo la laurea? Mettere ordine nei fondi Ue»

A «Ho sempre seguito la politica da spettatrice ma non ho mai partecipato attivamente perché non avevo ancora l’età e perché la politica italiana mi sembrava lontana dalla gente e dalle sue vere esigenze. Troppo autoreferenziale e chiusa nelle sue dinamiche partitocratiche. Il Parlamento europeo, al contrario, mi è sempre sembrato importantissimo per il suo ruolo e soprattutto per gli assetti internazionali futuri, così appena ho compiuto 25 anni ho deciso di candidarmi e ho mandato il mio curriculum al Pdl. Il giorno prima di laurearmi ho saputo che la mia candidatura era stata accettata ed è stato come un regalo di laurea in anticipo».
B «Io sono la più giovane ed è naturale che mi rivolga ai giovani. Ogni giorno ne conosco decine agli incontri a cui partecipo e tutte le volte la mia idea sulla distanza della gente comune dalla politica si rafforza. A molti, anzi a troppi, ragazzi la politica non interessa e spesso non vanno neanche a votare. Sono disinteressati e demotivati perché pensano che sia impossibile cambiare le cose. Io invece penso che sia possibile e doveroso. In questo senso il fatto di non aver mai partecipato attivamente alla vita politica non è un ostacolo, anzi io lo vedo come un valore aggiunto perché sono una ragazza normale e potrei portare dentro al “palazzo” la voce della gente normale come me senza troppe influenze ideologiche e logiche di partito».
C «A dire la verità non me ne sono neanche accorta. O meglio, non mi hanno toccato più di qualsiasi altro italiano che ha letto i giornali in quel periodo. Io ho fatto alcuni colloqui con i responsabili del Pdl per le nuove candidature e sono stata scelta. Nessuna raccomandazione e nessun book fotografico. Del resto anche al Parlamento italiano ci sono giovani donne deputate in entrambi gli schieramenti senza che nessuno abbia gridato allo scandalo. È stata una polemica pretestuosa e infondata».
D «Per prima cosa vorrei che le procedure per l’assegnazione e la gestione dei fondi europei fossero più snelle e trasparenti. C'è un fiume di denaro che viene sprecato o che si disperde in mille rivoli a scapito di progetti importanti. Dove va a finire questo denaro? Se riuscissi a far sì che i fondi europei arrivassero a destinazione mi sentirei veramente utile. Ma il mio sogno sarebbe dare l’impulso per la creazione di un’università europea internazionale in Italia, magari a Bologna dove nacque la prima università occidentale, con professori e studenti di tutta Europa e programmi e titoli riconosciuti da tutte le singole nazioni».