Il mio viaggio in Israele

Sono andato in Israele e in Palestina. Sono andato convinto più che mai perché quella è una delle terre dove si gioca il nostro futuro di italiani e di europei. Mentre in Italia si sentono gli slogan del ministro degli Esteri D’Alema che vuole dialogare con i terroristi di Hamas, mentre l’Europa continua a tacere mostrando assenza di strategia, ho voluto, come Presidente della Regione Lombardia, dare un segnale forte, in linea con iniziative peraltro già assunte da tempo. Noi italiani e noi europei dobbiamo assumere un ruolo da protagonisti in Medio Oriente e farlo sulla base di riferimenti precisi, tutti rivolti al raggiungimento di una pace vera. Non è più il tempo di strumentalizzazioni, di azioni solo legate alla ricerca di un effimero consenso: basta parole, ora sono necessari i fatti. Ho detto chiaramente al Presidente dello Stato di Israele Shimon Peres e a tutte le autorità ebraiche che ho incontrato (dal Rabbino Capo Yona Metzger, ai rappresentanti delle forze politiche di governo e dell’opposizione, ai leader delle principali associazioni ebraiche, sino agli straordinari italkim, gli italiani di Israele che tengono in vita la nostra cultura in quella terra) che il diritto all’esistenza nella sicurezza dello Stato Ebraico è punto irrinunciabile di ogni trattativa. I nemici di Israele sono i nostri nemici perché Israele rappresenta una parte della nostra identità. Lo Stato Ebraico è l’espressione della vitalità di valori e di ideali essenziali per tutti, quali la democrazia, la laicità, la centralità della persona e dei suoi diritti inviolabili. Difendere Israele vuole dire quindi difendere noi stessi, offrendo al Medio Oriente una reale chance di pace e a ognuno di noi la certezza di un futuro migliore. Ho voluto chiarire questa posizione anche di fronte al Primo Ministro palestinese Fayad. La Palestina deve credere nella pace, deve lottare per combattere il terrorismo e deve pensare ad Israele, non come un nemico da distruggere, ma come un partner, riconosciuto e legittimato, in un cammino comune.
Roberto Formigoni