Il mio viaggio nel ventre della munnezza

Difficile crederlo, ma, mentre Napoli e Caserta sono sopraffatte dalla immondizia, Benevento mostra al visitatore un volto urbano, lindo e civile. La buona amministrazione della città riesce a metter ordine anche ai dipinti murali dei graffitisti, ospitandone le opere mobili nel rinnovato Palazzo Paolo V, e perfino a rendere gradevole l'arte contemporanea attraverso l'evocazione de Les Fleurs du mal di Baudelaire nella bella mostra curata da Danilo Eccher per Arcos, Museo d'Arte Contemporanea Sannio. In quest'isola felice, con le delizie di Pascalucci, non c'è traccia dell'orrore che ricopre la Campania e induce molti operatori turistici a cancellare e prenotazioni per ciò che le televisioni descrivono come un inferno. E io fatico a ricordare lo scenario di guerra e le strade interrotte da blocchi di cemento, copertoni, camion abbandonati per impedire l'accesso alla discarica di Pianura che ho raggiunto a piedi, per capire le ragioni degli abitanti che non vogliono rischiare la vita per i veti che Pecoraro Scanio e Di Pietro, a dispetto di ogni altro Paese civile d'Europa, hanno posto a inceneritori e termovalorizzatori, di cui non c'è traccia in Campania. Ma l'ingegno dei migliori una strada l'ha trovata, indirizzando la propria immondizia differenziata con l'astuta pubblicità di cittadini-modello, a Catania, dove è possibile smaltire i rifiuti. Così, rientrando da Benevento, decido di fermarmi in un luogo che dispero di trovare nelle condizioni in cui l'ho visto l'ultima volta. La mattina dopo incontrerò per strada un gruppo di napoletani, abili e consapevoli, che mi davano la risposta che speravo: «Siamo venuti qui per scappare dall'immondizia di Napoli». Mi guardo intorno, e, come già nella notte, non ne vedo traccia. Vedo anzi eleganti cestini con un sostegno di ferro battuto che sembrano invitare al rispetto e al decoro. Sono a Sant'Agata de' Goti. Non è stato facile trovare posto per dormire, essendo in restauro il Palazzo del Residence Parisi in cui, trovo alle 2 e mezzo ancora sveglio il proprietario. Con lui, sorpreso di vedermi, ma divertito, svegliamo il Presidente dell'Archeo club, l'amico Michele Biscardi che nel giugno 1991 organizzò la presentazione del mio libro «Dell'Italia, uomini e luoghi» in Palazzo San Francesco. Mi vuole bene e si preoccupa sia del mio possibile disagio, sia del rischio che, non trovando accoglienza, io me ne riparta. Come starei per fare se, nel tentativo di andare verso Durazzano, non avessi incrociato, insonni, come i protagonisti del film Amici miei, un gruppo di cittadini che mi salutano e tentano di aiutarmi a trovare una sistemazione. Fino a che non arriva, sicuro, Giovanni Maddaloni che, dopo un tentativo non riuscito, sveglia il paziente e disponibile proprietario delle case più belle e accoglienti di Sant'Agata, il signor Mustilli, famoso produttore di vino. Convenientemente ospitati, il giorno dopo, siamo ricevuti dal sindaco (Ds), orgoglioso della sua città e capo di una inedita giunta in cui convivono Ds, insieme a Forza Italia, Udeur, tutti per Sant'Agata, meno quella che un tempo fu la Margherita. Mi abbraccia e, non ritenendolo necessario, evita di parlarmi di bellezza e, naturalmente, mi parla di immondizia, ma non per lamentarsi, bensì per farmi osservare come già avevo verificato, che, anche più di Benevento che è sfiorata da qualche sofferenza di pulizia, sant'Agata è pulitissima e ha un sistema perfetto di smaltimento dei rifiuti che vengono, appunto, come sottolinea l'assessore ai lavori pubblici (An), avviati a Catania.
Ordine e pulizia ovunque, nei ristoranti, nelle case, nelle cantine, scavate nella pietra con masse severe, nel convento delle monache di clausura, nelle redentoriste volte alla sola preghiera, eppur cordiali, affabili, estroverse. Gli interni danno su cortili su giardini pensili che avrebbero incantato Montaigne. La città dovette essere laboriosa e ordinata anche nel medioevo se negli affreschi della Chiesa della Santissima Annunziata, nella parte dedicata all'Inferno, al Giudizio Universale, si vedono, individuati con didascalie un giudice, un notaio, un banchiere, un usuraio, un contadino, un oste, un fabbro, un mugnaio, un macellaio che sono dannati tra le fiamme, ma non torturati dai demoni perché, come osserva Chiara Fugoni, hanno «conquistato il diritto di essere osservati non solo come fedeli tralignanti, ma anche come cittadini, come erano da vivi, nella professione che intesseva una rete di relazioni e di rapporti civili e umani». Oggi li ho ritrovati quei cittadini, orgogliosi di essere sfuggiti all'Inferno di Napoli. Consapevoli della dignità conquistata. Eppure, anch'essi minacciati, come si vede dall'unico edificio mortificato da interventi insolenti e in attesa di un indifferibile restauro, con lo stimolo costante dell'archeoclub, dalla violenza istallazione di pale eoliche sulle colline di Durazzano come cannoni puntati per indifferenza dello Stato, sulla virtuosa Sant'Agata. Salvata dalla immondizia per merito di buoni amministratori e di bravi cittadini, Sant'Agata de' Goti non può accettare di essere vittima di una aggressione incivile e insopportabile.
Vittorio Sgarbi