Miracolo di Boxtel-Hoogstraten

Nel 1380 a Boxtel, in Olanda, il prete Eligio Van Der Aker stava dicendo messa nella chiesa di San Pietro. Un gesto malaccorto e il vino consacrato si rovesciò sul corporale (il lino che viene posto sul calice) e sulla tovaglia dell’altare. Sebbene il vino fosse bianco, le macchie prodotte erano rosse, rosse come il sangue. Ed era proprio sangue, tanto che il prete perse la testa. Cercò di lavare via quelle macchie ma non ci riuscì. Anzi, più lavava e peggio era. L’uomo, anziché gridare al miracolo e avvisare il vescovo, decise di nascondere il tutto in una valigia. Forse temeva di non venire creduto e di dover passare chissà quali guai per quel sangue sulla tovaglia dell’altare. Così, si tenne tutto dentro fino alla fine della vita. Solo sul letto di morte (infatti, delle rivelazioni dei moribondi di solito non si ha motivo di dubitare) raccontò tutto quanto a chi lo stava confessando, il padre Enrico Van Meerheim. Quest’ultimo andò a riferire la cosa al cardinale Pileus, che era da quelle parti come legato del papa Urbano VI. Venne ordinata un’inchiesta e, alla fine, proprio il cardinale autorizzò la venerazione del miracolo eucaristico. Passarono i secoli e venne il tempo della rivoluzione protestante. Nel 1652 fu stimato opportuno trasferire le preziose reliquie nella più grande Hoogstraten, vicinissima al cattolico Belgio. Solo nel 1924, dopo lunghe controversie, fu deciso salomonicamente di tenere la tovaglia a Hoogstraten e di riportare a Boxtel il corporale miracoloso. Ogni anno, per la festa della SS. Trinità, ha luogo una solenne processione.