Miracolo di Caravaca

Spagna, 1232. Al tempo della riconquista della Murcia da parte del re Alfonso X il Savio, un prete di Cuenca, Gínes Pérez de Chirinos, si era avventurosamente spinto nel territorio dei mori ed era stato sorpreso a predicare. Catturato a Caravaca insieme ad altri cristiani, fu condotto davanti all'emiro almohade di Valencia, Abu-Ceyt (così il nome nei documenti). Questi interrogò i prigionieri circa i loro mestieri e, sentendo che quello del prete era dire messa, si incuriosì e gli ordinò di mostrare di che cosa si trattava. Il prete elencò quanto occorreva. L'emiro mandò a trafugare la roba in territorio cristiano. Il rito cominciò in un salone della fortezza. Ma sull'altare improvvisato mancava una croce. In quel momento tutti gli astanti, emiro compreso, videro una croce entrare in volo dalla finestra. Non solo. Al momento della consacrazione, l'ostia si trasformò in un Bambino splendente. Abu-Ceyt si fece allora battezzare con tutta la sua famiglia e l'intera corte. Lui e la moglie assunsero i nomi cristiani di Vicente ed Elena. Dieci anni dopo, col trattato di Alcatraz, il luogo del miracolo passava alla Castiglia. La fortezza di Caravaca fu affidata ai Templari e, dopo lo scioglimento di questi, passò ai Cavalieri di Santiago. Data la sua posizione di confine tra i regni cristiani e quelli islamici, dovette subire parecchi assedi da parte dei musulmani per i due secoli seguenti; fino al 1492, l'anno della presa di Granada che segnò la definitiva Riconquista della Spagna. Si appurò che la croce miracolosa di Caravaca apparteneva al patriarca di Gerusalemme.