Miracolo di Cava dei Tirreni

Cava dei Tirreni, cittadina oggi in provincia di Salerno, nel 1656 si vide invadere da una terribile pestilenza. L’epidemia era arrivata nel Regno di Napoli portata da soldati spagnoli che provenivano dalla Sardegna. Anche Cava dei Tirreni ne era stata investita e la gente moriva come le mosche, in città e perfino nelle campagne circostanti. Nessuno osava uscire più di casa per timore del contagio e i morti restavano per le strade. I monasteri e i conventi, causa la vita a stretto contatto che vi si conduceva, erano naturalmente i più colpiti. Si arrivò al punto che di preti, in città, ne era rimasto vivo solo uno. Allora, sfidando il pericolo e anche il buonsenso che suggeriva di rifuggire dagli assembramenti, questo prete uscì dalla sua chiesa col Santissimo in mano e si incamminò verso il vicino Monte Castello, una collina con in cima una fortezza che in altri tempi aveva validamente difeso la città. Poco alla volta, dietro a quel Santissimo in marcia si formò una colonna di gente che, non avendo più niente da perdere, aveva deciso di affidarsi alla Provvidenza. La processione, percorsi alcuni chilometri, arrivò sul colle che dominava Cava dei Tirreni e il prete da quel punto benedisse solennemente col Santissimo la città. Ebbene, dal quel momento la pestilenza cessò e i cavesi ancora oggi ricordano con festeggiamenti quel miracolo eucaristico del 1656. Oggi nessuno farebbe più una cosa del genere, men che meno i preti. Ma tenersi le malattie, le siccità e «tutti i flagelli naturali ereditati dalla nostra carne» come dice Amleto, è poi così sensato?