Il miracolo della coop rossa Debiti per 140 milioni

Un altro clamoroso crac nell’Emilia simbolo dell’efficienza democratica:
la cooperativa edile Cmr di Argenta, che ereditò le commesse
dell’impero di Donigaglia, è a un passo dalla bancarotta. E i 2500
creditori rischiano di non vedere un euro. <a href="/interni/s/06-02-2011/articolo-id=504127-page=0-comments=1" target="_blank"><strong>L'ombra di una mega svendita
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nostro inviato a Ferrara

Un altro clamoroso crac di una coop rossa. Succede ancora ad Argenta, lo stesso paesone lungo la strada delle vacanze tra Ferrara e Ravenna dove prosperava la Coop Costruttori di Giovanni Donigaglia. La Cmr (Cooperativa muratori riuniti) ha sede in una frazioncina distante 5 chilometri, Filo, dove negli anni ruggenti il Pci era giunto a raccogliere il 78 per cento dei voti. Per arrivare a Filo si attraversa una borgata chiamata Case Selvatiche. Mors tua, vita mea, dice il proverbio. Quando la Costruttori andò in bancarotta, Cmr ne ereditò gran parte dei lavori: anni prima, paradossalmente, proprio Donigaglia l’aveva salvata da una fase critica («per ordine del partito», ammise). Cmr divenne il nuovo fiore all’occhiello dell’edilizia targata Legacoop: con una cordata di coop rosse (la Cmc di Ravenna e la Ccc di Bologna) aveva vinto l’appalto per ricostruire la base Nato all’aeroporto Dal Molin di Vicenza.
Ma uno stesso destino attende i due colossi di Argenta. Il 14 ottobre 2010 l’assemblea della Cmr prende atto di un debito astronomico, 140 milioni di euro, e chiede al tribunale di Ferrara il concordato preventivo. È un modo per pilotare la crisi evitando il fallimento. Cmr ha 174 dipendenti nel settore edile: non molti, perché subappaltava gran parte delle commesse. Ha raccolto 2,4 milioni di euro come prestito sociale, la forma di investimento tipica delle cooperative che garantisce ai soci interessi maggiori di quelli bancari ma garanzie assai inferiori: il concordato propone di recuperare un quarto dei debiti, e quindi di restituire tra il 23 e il 26 per cento. Una miseria.
Tra Ravenna e Ferrara non c’è famiglia che non abbia affidato denaro a una delle prime (e all’apparenza più solide) coop edili d’Italia, magari con le rassicurazioni del mondo cooperativo che il crac della Costruttori non si sarebbe ripetuto. Milioni di risparmi in fumo. Centinaia di lavoratori sono in cassa integrazione o sull’orlo del licenziamento. Migliaia di piccole aziende artigiane rischiano la chiusura. È il microcosmo che gravita nella galassia dell’edilizia: muratori, idraulici, elettricisti, l’elenco sarebbe lunghissimo. Sono circa 2.500 i creditori di Cmr. Per loro si prospetta lo stesso dramma che colpì i creditori di Donigaglia (il processo per bancarotta e associazione a delinquere è in corso a Ferrara). Tutta gente che prova sulla pelle e nelle tasche quanto brucia lo slogan «la coop sei tu».
Sono passati soltanto cinque anni da quando Massimo D’Alema difendeva il sistema cooperativo emiliano come «una riserva di etica protestante». Il caso Cmr riapre gli interrogativi. Le coop hanno scopo mutualistico: che fine ha fatto, se i colossi delle costruzioni funzionano come cartelli per acquisire appalti da affidare a imprese minori? Chi tutela i creditori? Chi li informa correttamente, in un contesto blindato come quello che vige in Emilia Romagna? Perché fornitori e risparmiatori non sono stati avvertiti del progressivo dissesto della Cmr? Dov’era Legacoop, che ogni anno ne ha certificato i conti (dal bilancio Cmr 2009 risulta che Legacoop effettuò l’ultima revisione il 19 gennaio 2010)? I suoi vertici hanno promesso di affiancare Cmr, mentre fecero naufragare Coop Costruttori: perché non sono intervenuti prima per tutelare quanto resta del «buon nome» del sistema cooperativo? E come mai hanno tollerato la gestione «familiare» di Cmr, lasciando campo libero alla cricca di dirigenti il cui tracollo sarà pagato dai soliti noti, soci, lavoratori, creditori?
La proposta di concordato valuta l’attivo della Cmr in 61 milioni e mezzo di euro. La stima appare azzardata. Il valore degli immobili (costruiti e da ultimare) è stimato in 16 milioni: ma con il mercato immobiliare in crisi, chi assicura di incassare tutti quei soldi? Stesso discorso per i crediti, 14 milioni e mezzo di euro: se Cmr non è riuscita a sbloccarli finora, con quali garanzie saranno riscossi in futuro? Il resto del patrimonio è costituito da due «asset» particolari: il settore cimiteriale e quello dei porti turistici. Morti e porti. Il più importante è quest’ultimo. Proprio qui bisogna scavare per capire perché una coop fa crac.
E scavando si scoprono coincidenze interessanti. Una gestione familiare della coop, l’opposto della mutualità. Personaggi intoccabili, a differenza di Donigaglia che fu abbandonato al proprio destino. Immobili e partecipazioni societarie del valore di alcuni milioni di euro venduti - anzi, svenduti per quattro soldi - alla vigilia della messa in liquidazione: beni sottratti alla chetichella al patrimonio della coop sui quali soci e creditori non potranno rivalersi. Operazioni a beneficio non della Cmr al collasso, ma di una potente impresa di costruzioni partner di Cmr in parecchie attività, che dunque ha evitato il rischio di trovarsi coinvolta nel dissesto.
Aspetti poco chiari che devono essere approfonditi. Il 25 gennaio si è svolta la prima udienza al tribunale di Ferrara per valutare l’adesione al concordato preventivo proposto da Cmr. Ma il commissario giudiziale, Raffaella Margotti, ha preso altri due mesi di tempo per valutare proprio questi elementi di cui pare avesse ricevuto soltanto informazioni parziali. Prima di Natale è stato presentato un esposto-denuncia al procuratore capo di Ferrara, Rosario Minna: l’autore è Maurizio Bucci, consigliere comunale Pdl a Ravenna. Ma in procura tutto tace.
(1/Continua)