Miracolo, cristiani e musulmani pregano insieme

da Torino

Cristiani e musulmani che pregano - ciascuno il proprio Dio - gli uni accanto agli altri. In giorni in cui il mondo sembra scosso da un’assurda guerra di religione, che già ha fatto più di qualche martire, questa pace è un piccolo miracolo realizzato dallo spirito olimpico, a Torino. La moschea del Villaggio non ha il minareto, solo la moquette a terra la distingue dalla chiesa cattolica e dal tempio buddista.
All’interno del villaggio olimpico solo una targa indica ai visitatori che, in una delle 39 palazzine colorate, c’è il centro del culto, operativo tutti i giorni, dalle 8 alle 22, con turni precisi per dare spazio a tutti i sette culti rappresentati. L'unica divisione è tra gli «scalzi e i calzati» sorride don Aldo Bertinetti, membro del comitato interfedi e punto di riferimento degli atleti cattolici a Torino.
Per loro incontri quotidiani, lettura delle Sacre scritture, celebrazioni eucaristiche il sabato sera e la domenica, con una doppia messa. I musulmani hanno invece dovuto ridurre le loro richieste: delle tre preghiere previste nella giornata, la prima intorno alle sette del mattino è saltata. Il Villaggio apre alle 8, e allora nella sala con moquette, che i musulmani dividono con i buddisti, ci si può inginocchiare solo due volte al giorno, prima di pranzo e nel pomeriggio, all'ora dei vespri di cristiana tradizione.
«Sugli atleti musulmani - spiega don Bertinetti - c'è molta riservatezza. Diversi crediamo vengano dai Paesi dell'ex Unione Sovietica, perché i Paesi di tradizione islamica, come quelli del Nordafrica, non hanno molti rappresentanti nei Giochi delle nevi».
Questo villaggio è il simbolo della convivenza pacifica, una risposta a chi vuole mettere tutti contro. Ci tiene a sottolinearlo Dachan, presidente dll’Unione comunità musulmane in Italia, che pure condanna senza mezze misure la vicenda delle vignette satiriche su Maometto. «Dio ci ha uniti tutti e a questa Olimpiade il messaggio da lanciare è proprio questo, ed è positivo - dice Dachan, duro sia con chi ha pubblicato le vignette, sia con chi per protesta semina morte - non dobbiamo darla vinta ai provocatori, a chi con studio e programmazione vuole lo scontro tra le civiltà».