Il miracolo di Elu: svegliare le nostre coscienze

Ciao Eluana, sei stata grandiosa. Per essere un vegetale, negli ultimi tempi hai fatto cose sovrumane. Immobile nell'agonia, sei riuscita a smuovere più cose del mondo di quante noi si riesca a smuovere nel corso di frenetiche e attivissime esistenze. Guardiamoci intorno: quello che è successo in questo stranissimo Paese ha dell'inverosimile.

Dal tuo sudario di Udine, senza muovere un dito, hai realizzato l'impossibile: per giorni, hai spazzato via dalle pagine dei giornali e dal video televisivo tutto il ciarpame delle nostre supposte emergenze nazionali. Non dimentichiamolo, anche se può provocarci qualche inevitabile rossore: fino alla settimana scorsa, eravamo tutti sanguinosamente impegnati nelle discussioni sulla hostess suffragetta del Grande fratello e sull'indomito Villari alla Commissione di vigilanza Rai. Queste erano le cose più importanti delle nostre giornate. Viste da qui, viste adesso, ci fanno giustamente vergognare di noi stessi. Ma è la realtà. Senza nemmeno guardarci negli occhi, tu ci hai indotti a rivedere le gerarchie dei nostri pensieri e delle nostre riflessioni, ricomponendole in modo decisamente meno ridicolo. Di più: senza battere ciglio, hai smosso persino il mondo della politica, questo mondo perennemente in ritardo sugli umori e sul sentire comune della popolazione che rappresenta. Da epoche immemorabili non succedeva che le istituzioni si mobilitassero con questa tempestività e con questa passione (pazienza se neppure stavolta sono riusciti a convocarsi di domenica: prima o poi ce la faranno, forse, chissà, magari per approvare finalmente una legge civile sul testamento biologico). Girando lo sguardo fuori dai Palazzi, un panorama indescrivibile. Non importa l'orientamento e l'opinione: da tanto tempo, ormai, ne parlano tutti, ne parlano ovunque. Se ne parla a tavola e in ufficio, sui tram e negli aeroporti, nelle parrocchie e nei centri sociali, nelle aule di giustizia e nelle assemblee condominiali, a scuola e nei talk-show. Sono partite fiaccolate, sono comparsi tavolini per raccolte di firme, sono sfilati i pro e i contro. Immersi nell'inusuale macerazione, siamo persino riusciti ad accantonare per qualche tempo gli angosciosi lamenti sulla crisi economica. Anche quella ci è sembrata una stupidaggine, di fronte all'insormontabile storia di Eluana.

Inutile nasconderlo: in queste ore, diciamo anche un sacco di fesserie. Si sentono schiamazzi penosi. Molti parlano senza sapere, molti parlano solo perché in certe situazioni bisogna timbrare il cartellino della propria autorevolezza, molti usano anche questa vicenda sacra per l'ennesima strumentalizzazione politica, mentre qualche decerebrato non perde occasione per esprimere tutta la propria pochezza, come quei geni che hanno bombolettato sul muro di Udine «Beppino boia». Lo sappiamo: siamo tantissimi e non siamo allenati a riflettere, a parlare solo di cose che conosciamo, per cui è inevitabile assistere anche a spettacoli deprimenti. Nella quantità, c'è di tutto. Per qualcuno che ragiona in modo sofisticato, c'è subito un altro che brandisce la clava in modo sguaiato. Però c'è un però: nel complesso, nonostante certe cadute sgangherate, la nazione si è finalmente impegnata nel nobile esercizio del pensiero. Persino chi abitualmente strumentalizza, lo si percepisce chiaramente, comincia ad avvertire un minimo di imbarazzo: nella leggendaria Italia degli spudorati, è un fenomeno che ha dell'incredibile. Sì, abbiamo assistito a qualcosa di nuovo e di bello, anche se a tempo determinato. Non riusciva più a nessuno, di smuoverci in questo modo.

Ci sei riuscita tu, sventurata Eluana. Da vegetale, senza vita e senza speranza, ci hai spinto ad alzare la testa. Hai cocciutamente smosso la parte migliore di noi. In questo clima di tristezza, diventa ancora più attuale la domanda che nel modo più o meno serio, più o meno rigoroso, più o meno raffinato, ci siamo tutti posti negli ultimi giorni: allora, come si misura la vita? Dai battiti cardiaci? Dallo stato di coscienza? Dal livello di produttività? È evidente: in base a questi parametri, tu eri facilmente classificata come vegetale. Nel senso che mantenevi qualche funzione primaria, ma non avevi coscienza e non eri in grado di produrre nulla: nemmeno una parola, nemmeno un'occhiata. Ma se per un attimo proviamo a misurare il livello di vita in un altro modo, cioè in base alla capacità di incidere sulla realtà degli uomini, evidentemente non potevi restare confinata nel mondo vegetale. Con il tuo linguaggio molto particolare, dolcissima ragazza, hai inciso sulla realtà in modo pesante, profondo, sconvolgente. La tua vita terminale non era qualcosa di marginale, di fittizio, di inutile: nelle ultime ore è imperiosamente diventata la vita più feconda e più interessante di tutte. Se vegetale, eri il più bel fiore che sia mai sbocciato sui suoli italiani: senza fare e senza dire niente, hai suscitato l'attenzione e la compassione, le emozioni e le riflessioni di un'intera nazione. No, non eri niente male, come vegetale.

Averne, di queste creature inutili e inservibili. Bisognerà cominciare a chiederti scusa e a rivolgerti sincera gratitudine. Per anni, tutti abbiamo sperato e pregato che avvenisse un miracolo, l'eccezionale miracolo capace di rianimarti dal tuo insondabile torpore. Ma nel silenzio e nel mistero, senza che ce ne accorgessimo, il miracolo l'hai fatto tu a noi: hai svegliato dal coma le nostre coscienze, almeno per un po'.