Miracolo di Firenze

Un miracolo è, per definizione, un evento sconvolgente. Due miracoli sono due eventi sconvolgenti. Se due miracoli di fila e della medesima natura avvengono nella stessa chiesa, poi, gli eventi sconvolgenti diventano tre. È quanto è successo nella chiesa fiorentina di Sant’Ambrogio, singolarmente beneficata da ben due prodigi eucaristici. Il primo avvenne il 30 dicembre 1230, quando il prete Uguccione, dopo aver detto messa, dimenticò alcune gocce di vino consacrato nel calice. E le ritrovò tramutate in sangue umano. Il cronista Giovanni Villani racconta che assistettero all’evento le monache del vicino monastero, tutti gli altri presenti in chiesa, il vescovo, il clero cittadino e l’intera città di Firenze, accorsa non appena si sparse la voce. Il vescovo Ardingo da Pavia, dopo le indagini del caso, ordinò che la reliquia venisse custodita nella chiesa, dove ancora oggi si trova. Secondo miracolo: il 24 marzo 1595, venerdì santo, una candela mal posizionata appiccò il fuoco a una cappella laterale. Subito la gente accorse e riuscì a domare le fiamme. Ma nel trambusto si aperse accidentalmente una pisside contenente le ostie consacrate da portare ai malati. Sei di esse caddero sul tappeto in fiamme e nessuno se ne accorse. Quando tutto fu finito, però, le sei ostie vennero ritrovate assolutamente intatte (mentre tutto il resto era carbonizzato). Anche queste furono conservate nella chiesa in un reliquiario. Nel 1628 l’arcivescovo Marzio de’ Medici le fece esaminare e l’apposita commissione le trovò del tutto incorrotte. Dopo quasi trentatré anni. Sono ancora là.