Miracolo del Gargano

Lo sperone d'Italia nel 490 apparteneva al prefetto di Siponto, Elviro Gargano, patrizio e gran possidente di terreni e armenti. Un giorno il capomandria andò a riferirgli che il toro più bello di tutto il suo bestiame non si trovava più. Era stato portato a pascolare col resto delle bestie sul monte ed era sparito. Fu organizzata una battuta cui partecipò lo stesso Gargano. Alla fine, si trovò che l'animale si era infilato in una grotta a strapiombo, un luogo in cui venivano effettuati riti pagani. Il toro era in ginocchio e talmente incastrato che non c'era modo di farlo venire fuori, anche perché ad ogni tentativo di imbracarlo scalciava e si agitava. Gargano allora decise che tanto valeva macellarlo sul posto. Gli scoccò personalmente una freccia ma quest'ultima fece un curioso giro nell'aria e tornò indietro, ferendo seriamente l'arciere. Gargano, fattosi portare in città, chiese preghiere al vescovo, S. Lorenzo Maiorano. Questi, dopo tre giorni di digiuno, vide apparire S. Michele Arcangelo, che guarì Gargano e ordinò al vescovo di prendere possesso della grotta del toro. Ma, trattandosi di un tempio pagano, il santo esitò. Due anni dopo, Siponto fu pericolosamente assediata dai goti di Odoacre. Il vescovo ottenne tre giorni di tregua che impiegò in preghiere. Allo scadere della tregua, ancora apparve l'Arcangelo e ordinò di attaccare i goti pagani. Nello scontro, l'esercito goto fu scompaginato da una furiosa tempesta di grandine e sabbia. Liberata la città, il vescovo, dietro consiglio del papa Gelasio I, andò finalmente a prendere possesso della grotta.