Il miracolo di non tirare mai in porta

Inutile scomodare casa Cupiello. Tra le commedie di Edoardo ce n'è una sola che può sintetizzare il Natale degli azzurri: «Questi fantasmi». Eppure, una settimana fa, avevo in qualche modo preconizzato quello che è tristemente successo e che ora, come dolce natalizio, ci riserva struffoli di fiele. Il fatto è che il Napoli ha una particolare vocazione per i miracoli, ma il sangue di San Gennaro non c'entra: è quello di resuscitare i morti. E anche questa volta, il «miracolo di Lazzaro» è arrivato.
Riuscire a perdere ma soprattutto a non fare un tiro in porta contro la peggior difesa del campionato ha qualcosa di devozionale, ma più da Quaresima che da Vigilia. Speriamo almeno che il martirio di ieri, degno di quello di San Giovanni decollato a cui il ciabattino Totò accendeva i lumini, serva a un qualche fine superiore, o quantomeno a dare il la alla disperata rimonta del Torino che è sempre stata una squadra simpatica. Per il resto non saprei come commentare lo spettacolo deprimente di ieri.
Se fossimo andati avanti a giocare altri due giorni non sarebbe successo nulla, salvo qualche altro miracolo, chessò, riproporre Stellone all'attenzione di Lippi. Può l'assenza di due giocatori sia pur talentuosi avere un effetto così oppiaceo su una squadra che punta alla Champions? Reja ci faccia sapere dopo San Silvestro. A proposito, auguri.