Miracolo di Scala

Nel libro di Sergio Meloni Andare per miracoli eucaristici (Segno) si legge che giovedì 11 settembre 1730 a Scala, in quel di Salerno, alla messa mattutina nel monastero delle Redentoriste fu vista l'ostia, esposta all'adorazione, triplicare in dimensioni e su di essa comparire gli strumenti della Passione. Poi l'ostia divenne di carne e cominciò a gocciolare sangue, mentre le figure si trasformavano in una scala e un monte sormontato da una croce. Poiché l'esposizione per l'adorazione veniva effettuata ogni giovedì, gli stessi fenomeni si ripeterono per più settimane ed ebbero come testimoni il vescovo locale, il suo vicario, il vescovo di Castellammare più un numero notevole di sacerdoti e fedeli. Il vescovo di Scala ne fece dettagliato rapporto al Nunzio Apostolico presso il Regno di Napoli, il quale trasmise il tutto al cardinal Barbieri, Segretario di Stato nella Santa Sede. Quel monastero era diretto dalla (poi) Venerabile Maria Crostarosa, nobile napoletana e già suora carmelitana. Quando l'assolutismo «illuminato» le soppresse il convento in cui stava a Marigliano, la suora si portò a Scala, dove conobbe s. Alfonso de' Liguori, vescovo di Nocera de' Pagani e fondatore dei Redentoristi. Il santo (che è anche Dottore della Chiesa) si accorse delle doti mistiche della suora e creò per lei e le sue compagne (con le quali la Crostarosa aveva dato vita al pio istituto del SS. Salvatore) il ramo femminile dei suoi Redentoristi. La suora, molto amica di altro santo, Gerardo Maiella, tuttavia non tardò ad essere presa per visionaria e relegata a Foggia, dove morì.
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