Il miracolo di Spike Lee. Racconta l’orrore nazista per esaltare i soldati neri

Il regista gira "Miracle at St. Anna" sulla strage di civili delle SS. E si lamenta: "Hollywood si è dimenticata dei soldati americani di colore"

Roma - Fa la cosa giusta Spike Lee, il regista afroamericano indipendente, ormai noto al largo pubblico, che ha saputo apprezzarne La venticinquesima ora (2002) e Clockers (1995), film di corrosiva originalità, oltre al celebre Do the right thing (1989), film di lancio dell’arrabbiato cineasta dell’altra Hollywood, quella pronta a cantare le gesta degli eroi neri, troppo spesso misconosciuti (Malcolm X, 1992), perché scomodi. E mette in cantiere Miracle at St. Anna, titolo provvisorio dell’erigenda pellicola finanziata al cinquanta per cento dai produttori Roberto Cicutto e Luigi Musini della On my Own (cioè, Per conto mio: non male, per una casa produttrice neonata), i quali hanno l’innegabile merito d’aver diffuso, in Italia, titoli forti, targati Mikado (da Lanterne rosse a Centochiodi), prima che questa passasse sotto altra egida (la De Agostini Editore).

Mentre il resto proverrà dalla Spike Lee Joint e dalla Regione Toscana, che non soccorre soltanto i comici toscani Pieraccioni e Panariello. D’altronde, la storia del Miracolo a Sant’Anna (titolo provvisorio) prende le mosse dall’omonimo paese dell’Alta Versilia, nel cuore della Lucchesia dove, verso la fine della Seconda guerra mondiale (esattamente il 12 agosto del 1944), si consumò la strage di Sant’Anna di Stazzema, ad opera delle SS di stanza tra i monti e le pianure di Seravezza. Un vero massacro di civili inermi, intanto che le truppe alleate avanzavano per liberare l’Italia dal giogo nazifascista. Sul luogo dell’eccidio, proclamato Parco Nazionale della Pace, da sessant’anni grava una damnatio memoriae spiegabile solo alla luce d’una diffusa dimenticanza dell’identità storica italiana. Tanto che ci è voluto Spike Lee, da Brooklyn, per mettere a fuoco certi indimenticabili brani di storia patria. «Sono nato a Brooklyn, nel ghetto dei neri poveri e degli emigrati e laggiù ho stretto amicizia con molti italiani, i quali, da tempo mi chiedevano: quand’è che fai un film su di noi, in Italia? È che volevo una storia, una storia vera e forte. E stavolta, l’ho trovata. Grazie al toccante romanzo di James McBride», attacca Spike, accompagnato dalla moglie e dai due figli. E pure dall’autore, nel novembre 2008 ripubblicato dalla Rcs (Miracolo a Sant’Anna risulta fuori catalogo, mentre negli Usa è uscito dalla River Head). Nero, massiccio, la coppola scura di traverso, McBride, che qui mette a frutto le storie raccontategli da un amico di Barga, figlio d’un partigiano, vende libri come noccioline (suo il bestseller Il colore dell’acqua) e precisa: «È una storia di esseri umani, che parla della necessità di avere la pace». Meno conciliante, come da copione, Lee ribadisce: «Se guardate la Seconda guerra mondiale con gli occhi di Hollywood, i neri sono assenti. A parte film come Quella sporca dozzina, o Platoon, i soldati Usa di colore sono considerati di seconda classe: è un paradosso! Voglio raccontare il loro coraggio, la loro umanità. Oltre al rapporto tra i soldati di colore e gli italiani, che all’epoca non avevano ancora visto giganti di cioccolata, come i membri della 92esima Divisione Buffalo».

Il cast di Miracle at St. Anna non è definito, ma si pensa a star italo-americane e tedesche, mentre le riprese si svolgeranno tra la Versilia e Cinecittà. «Da bambino, adoravo guardare i film di guerra. Sono cresciuto con John Wayne, l’eroe bianco dell’ultima guerra, l’unico gigante buono di Hollywood, che preferisce dimenticare i neri», polemizza Lee, che l’anno prossimo metterà in scena, a Broadway, la commedia drammatica Stalag 17. «Quanto ai film italiani, conosco soltanto Paisà, ammette il regista, che a Fiesole riceverà il premio Maestri del Cinema. Anche i testimoni dell’epoca, ieri, han fatto la loro parte: dall’ottantatreenne dell’Ohio William Perry, ex-fante dei Buffalo Soldiers all’ex-partigiano Moreno Costa, classe 1926, ad Enrico Pieri, superstite della strage di S. Anna, ognuno ha intrecciato le proprie memorie a quelle dell’altro.