Miradolo Terme vuole cambiare provincia: «Siamo soli»

I residenti finora pavesi di Miradolo Terme, riuniti in comitato, bussano alla Provincia di Lodi chiedendo di passare sotto la giurisdizione bassianea e l’ente risponde ok al volo, senza perdere tempo.
È così che, burocrazia rispettando, da qui a poco tutto potrà concretizzarsi. Con tanto di benedizione del sindaco forzista Carlo Colnaghi.
Cosa si nasconde dietro alla «rivoluzione?». Spiega convinto il presidente del comitato istituito ad hoc poco più di un mese fa. Dice Marco Marchesini: «Qui viviamo, ormai da anni, come un paese Cenerentola in una Provincia che ci dimentica, quella di Pavia. Certo, siamo ai confini geografici del territorio, ma lo stiamo scontando oltre ogni misura. Si veda la cronica mancanza di infrastrutture, collegamenti viabilistici disastrosi, senza nemmeno più la segnaletica orizzontale, minima garanzia in un paese da pericolo nebbia per almeno per tre mesi l'anno. Con un sistema di trasporto in stile anni Sessanta e una valorizzazione praticamente nulla delle risorse locali, colline e terme comprese».
Colline e terme in un territorio incantevole con flora e fauna da campagna dell’Ottocento. Un borgo perfetto per il turismo più evoluto, insomma. Non per nulla Nancy Capezzera, assessore al Territorio della Provincia di Lodi, non poteva credere ai propri occhi quando sul suo tavolo è arrivata la missiva del comitato del borgo famoso anche per aver dato i natali a Gerry Scotti che, riassumendo, diceva: «Prendeteci con voi, fateci diventare un paese della Provincia di Lodi, non vi deluderemo».
E mentre dalla Provincia di Pavia arriva un secco «no comment», da Lodi Capezzera, nella giunta di centro destra nuova di zecca capitanata dal presidente della Provincia Pietro Foroni, sottolinea: «Il nostro ente è molto interessato affinché Miradolo Terme confluisca nella provincia di Lodi. Tale interessamento è dato sia dal fatto che Miradolo diventerebbe un importante centro termale della provincia lodigiana, sia per la contiguità territoriale». Insomma: sono rose e fiori.
Che i miradolesi, a dire il vero, non si aspettavano, soprattutto così velocemente. E adesso non resta che affidarsi ai passi che la prassi, in questi casi, impone. E per cominciare ci vogliono tutti i via libera formali delle diverse giunte: quella comunale di Miradolo e quelle provinciali. Ma Miradolo va anche al voto in primavera.
E allora rimane solo da decidere se muoversi, per la causa, prima o dopo le elezioni. Comunque il borgo termale, si sappia, è già lodigiano per Diocesi. Mentre giovane Provincia di Lodi vanta già due precedenti. Alla fine non andò in porto ma già San Zenone al Lambro e San Colombano, milanesi, chiesero di diventare borghi lodigiani.