Mirafiori, accordo per Natale o via dall’Italia

Marchionne pronto a incontrare i sindacati domani o alla vigilia. Appello ai ribelli della Fiom: &quot;Firmate l’intesa&quot;. L’ad: &quot;Non possiamo posticipare la decisione all’infinito. Ok all’investimento anche se al referendum i sì saranno il 51%&quot; <br />

Potrebbe arrivare prima di Natale, come ripetutamente auspicato dal ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, l’accordo tra Fiat e sindacati metalmeccanici (Fiom esclusa) su Mirafiori. Ieri, mentre Sergio Marchionne parlava ai 1.700 dirigenti del gruppo riuniti a Torino per il tradizionale scambio di auguri, Fim, Uilm, Fismic e Ugl hanno confermato di «essere pronti ad accettare la sfida». Oggi, in mattinata, partirà la richiesta di incontrare con urgenza la delegazione dell’azienda, non oltre le prossime 48 ore. La risposta del top manager è arrivata poco dopo: «L’accordo su Mirafiori prima di Natale? Mi sembra un’ottima notizia. Speriamo di passare un buon Natale». Da qui l’invito alla Fiom «a firmare l’intesa». Ieri, del resto, nel suo lungo intervento, Marchionne era stato ancora una volta chiaro: «La decisione su Mirafiori non si può posticipare all’infinito, ci sono scadenze industriali che premono e investimenti che devono partire al più presto; spero prevalga il senso di responsabilità anche nel sindacato e che la proposta del 3 dicembre sia accolta per dare certezze ai nostri lavoratori e garantire loro un futuro sicuro». Marchionne ha quindi ricordato l’essenza del piano di sviluppo di Mirafiori posto all’attenzione di sindacati: «La nostra proposta riflette l’esigenza di Fiat di raggiungere un adeguato livello di competitività nello stabilimento e, allo stesso tempo, è attenta a conservare ogni tutela prevista dalla legge per i nostri lavoratori. È una proposta che si realizza dando vita a una nuova società per la quale è necessario prevedere un contratto collettivo specifico». In caso di referendum tra le tute blu di Torino, Marchionne afferma poi che basterà il 51% dei consensi al progetto Fiat per dare il via agli investimenti: «La maggioranza dovrebbe dettare le condizioni per tutti».

Con l’amministratore delegato, a fare gli auguri ai dirigenti del gruppo, c’era anche il presidente John Elkann il quale ha precisato la posizione dell’azienda davanti ai Paese e, in particolare, alle sue radici italiane. E anche Elkann è stato molto chiaro: «Le nostre radici sono qui, a Torino e in Italia - ha commentato -: questa è la nostra storia e da qui viene anche la nostra forza; ma ciò non è e non può essere un vincolo che ci preclude il futuro. Siamo presenti e ci stiamo sviluppando nel mondo: vogliamo proseguire in questa direzione perché il nostro campo di gioco è il mondo».
Per i vertici del Lingotto, insomma, l’opportunità che il Paese ha di fronte è il classico treno che passa una volta sola. Non salirci, comporterebbe danni irreparabili. Non è certo sfuggita l’affermazione del giovane presidente secondo cui «la storia e le radici non possono rappresentare un vincolo» che possa condizionare il futuro del gruppo. È l’ennesima dimostrazione di come la famiglia Agnelli, nel dare carta bianca a Marchionne, sia pronta a condividere anche quelle decisioni che sposterebbero il baricento del gruppo fuori dall’Italia.