Mirafiori, salta il tavolo Interrotta la trattativa tra la Fiat e i sindacati

Fumata nera al tavolo tra il Lingotto e le parti sociali per il rilancio dello storico stabilimento torinese. L'azienda comunica che "ha preso atto che non esistono le condizioni per raggiungere un'intesa sul piano". Decisive le resistenze di Fiom, Fim e Uilm. Sacconi chiede responsabilità

Torino - Fumata nera su Mirafiori. La trattativa sul piano per Mirafiori è finita. Per l’azienda non esistono le condizioni per raggiungere un’intesa. L'azienda "ha preso atto che non esistono le condizioni per raggiungere una intesa sul piano di rilancio dello stabilimento di Mirafiori". Non sarebbe solo la Fiom ad aver manifestato riserve sul piano presentato dalla Fiat. I sindacati avevano chiesto di riprendere il confronto tra qualche giorno per poter valutare complessivamente le proposte dell’azienda. La delegazione Fiat avrebbe invece sottolineato che "non accetta riserve" e si è al momento ritirata per riferire all'ad Sergio Marchionne sull’esito delle trattative e sul fatto che a oggi non ci sarebbero le condizioni compelssive per un’intesa.

Le resistenze sindacali "Abbiamo provato a sbloccare la situazione, ma oltre al no della Fiom, Fim e Uilm si sono riservate di decidere assumendosi una responsabilità gravissima. L’azienda ha detto che non accetta riserve e riferirà a Marchionne che non ci sono le condizioni per concludere il negoziato. La trattativa è chiusa". Lo ha detto il segretario generale Fismic, Roberto Di Maulo. "Noi eravamo disponibili a chiudere" ha aggiunto.

Il contratto nazionale "Ci siamo riservati per quanto riguarda il contratto nazionale che noi crediamo vada applicato anche nella joint venture per Mirafiori". Così Bruno Vitali, responsabile nazionale Fim, spiega la decisione del sindacato di non sottoscrivere al momento l’intesa sul piano di rilancio per lo stabilimento di Mirafiori. "Su questo - prosegue - le posizioni si sono irrigidite e la trattativa si è interrotta. Ora siamo sul filo del rasoio, ma anche Fiat lo è perché la partita è troppo importante per farla sfuggire in questo modo. Noi faremo le valutazioni al nostro interno, ma anche la Fiat deve pensarci bene". "La situazione è complicatissima, siamo sul filo del rasoio. Siamo molto preoccupati" aggiunge Bruno Vitali, responsabile nazionale dell’auto della Fim, lasciando l’Unione industriale di Torino. "La Fiat dovrà decidere nei prossimi giorni se quel testo può essere modificato" osserva Vitali che lapidario aggiunge: "Per noi l’azienda deve confermare l’investimento. Abbiamo mantenuto la riserva sul contratto nazionale perché per noi va applicato anche alla joint venture" ha concluso il sindacalista.

La Fiom chiede le assemblee "La prima cosa da fare ora è parlare lunedì con i lavoratori, per questo chiederemo alle altre organizzazioni di convocare subito le assemblee" attacca il segretario generale della Fiom torinese, Federico Bellono. "Già alla luce di quanto emerso ieri sera - osserva - era chiaro che non c’erano le condizioni, tutte le nostre richieste sono state rigettate e l’unica novità vera di oggi è stato un ulteriore peggioramento sul contratto nazionale. Il nostro giudizio, già critico, non può quindi che essere confermato e rafforzato".

Il governo responsbailità Dal governo arriva un appello al senso di responsabilità: il ministro Sacconi si è detto convinto che "l’investimento ipotizzato da Fiat" per lo stabilimento "è talmente importante per il futuro dei lavoratori, del territorio, dell’intero gruppo e dell’economia italiana da meritare la ripresa del dialogo tra le parti con priorità di attenzione a quegli aspetti sostanziali che consentono la piena utilizzazione degli impianti con i conseguenti incrementi retributivi detassati". Per Raffaele Bonanni, segretario generale della Cisl, quella che si è registrata oggi "è solo una sospensione del confronto. Non vengono certo da noi gli ostacoli e le difficoltà a concludere positivamente la trattativa". Anche da Luigi Angeletti, numero uno della Uil, arrivano commenti tranquillizzanti: "Siamo a un’interruzione della trattativa. È ciò che succede in confronti complessi e difficili come quello in corso con la Fiat". Secondo il sindacalista "all’accordo non c’è alternativa né per i sindacati né per la Fiat". Critica Susanna Camusso, leader della Cgil: "Aspettiamo di vedere come evolve la situazione ma credo che a questo punto il tema vada rovesciato: non è più la Fiom che non firma gli accordi, ma è la Fiat che non riconosce più il contratto nazionale e vuole uscire da Confindustria".