A Mirafiori la sinistra non è operaia

«Hanno fatto i conti. Dicono che il Paese non cresce». «Ma è solo perché non hanno misurato la circonferenza delle nostre palle». La battuta di Cipputi ieri si poteva vedere disegnata sul volto degli operai di Mirafiori: usciti dai cancelli hanno trovato il ministro della Solidarietà sociale Paolo Ferrero e il segretario di Rifondazione, Franco Giordano, e hanno riservato loro il trattamento che, in genere, le zanzare riservano all'Autan. Per lo più non si sono nemmeno avvicinati. I due leader della sinistra operaista dapprima ci sono rimasti male. Poi hanno visto che i pochi che si avvicinavano li insultavano. «Forse meglio l'Autan», hanno pensato. E si sono ritirati con le pive comuniste nel sacco, consolandosi l'un l'altro: in fondo siamo sempre sulla cresta dell'onta.
Botta dura e senza paura. Del resto si sa: questa è una sinistra che ormai ha più successo col Cordon Bleu che con le tute blu. A Mirafiori era già scoppiata la protesta in dicembre contro i sindacalisti. Bertinotti è stato contestato addirittura alla manifestazione del 25 Aprile. E Prodi viene accolto da grida di disapprovazione persino nella sua rossa Bologna. Una volta, per la sinistra, fischiava il vento, adesso fischiano soprattutto i lavoratori. Comunque infuria la bufera. E le scarpe sono sempre rotte. Ma forse s'è rotto anche qualcos'altro, a dir la verità. Strano destino, quello del governo del centrosinistra: per ricevere qualche tiepido applauso deve andare nei piani alti delle banche, se va davanti alle fabbriche lo fanno a pezzi. Avanti popolo, alla riscossa: dei proletari vogliam le ossa. C'è qualcosa che non torna. A parte il fatto che, tornare per tornare, a questo punto, è difficile che tornino i comunisti davanti ai cancelli di Mirafiori. Che ci volete fare? Sono diventati chic. Della catena di montaggio non sopportano nemmeno più l'odore. Preferiscono ben altro Profumo. Per carità: a parole restano attaccati ai simboli, guai a toccare falce e martello. La falce, per altro, la usano anche con una certa facilità: per tagliare le buste paga, per esempio. Il dubbio ora è: a che cosa servirà mai il martello? Nel dubbio gli operai se vedono un leader comunista ormai girano al largo. Così, per evitare rischi. Del resto, come diceva il grande Vilfredo Pareto: «Quando ci si dichiara solidali con gli altri, generalmente, è per prendergli qualcosa». Forse è per questo che a Mirafiori appena hanno sentito che Ferrero e Franco Giordano parlavano di pensione hanno tirato diritto. «L'unica pensione di cui ci potete parlare è la vostra». E giù fischi. Dal partito guida al partito giuda, in fondo, c'è solo un'inversione di vocale. Cari compagni, scusateci: non vi crediamo più. C'era una volta la cinghia di trasmissione, adesso la cinghia è meglio lasciarla stare se no finisce che vi facciamo male. Chi sono i veri servi dei padroni? E a chi giova rifondare il comunismo? Persino il subcomandante Marcos ora s'è messo a scrivere romanzi pornografici: sarà meglio o peggio del governo Prodi? Più o meno scandaloso di un governo che si dice amico dei lavoratori e poi massacra i loro salari? Più o meno osceno di una sinistra che è così amica degli operai che ormai non riesce nemmeno più ad avvicinarli? «Mi domando se ha ancora senso credere al comunismo», si chiedeva qualche tempo fa sempre il solito Cipputi. E la risposta era amara: «A saperlo sarebbe stato meglio investire in oro. Ma nessuno ci ha avvertito». E in un'altra si chiedeva: «Poteva andar peggio?». E si rispondeva: «No». «Capiamo i delusi», hanno commentato i due di Rifondazione, fuggendo ieri dai cancelli di Mirafiori. E forse è vero. Però il fatto è che i delusi ormai non capiscono più loro.