Miraggi di centro

Anche dopo la sfibrata fiducia a Prodi, una certa insofferenza per le posizioni di Pierferdinando Casini continua a essere comprensibile. Il leader dell'Udc, per acquisire visibilità, usa spesso argomenti irritanti per chi è impegnato a contrastare Romano Prodi. Che cosa è la sua «ricerca di un centro» nella politica italiana per adeguarsi all'Europa? La politica continentale è centrata su due schieramenti: uno sempre più di destra, i popolari, e uno di sinistra, i socialisti. Entrambi gli schieramenti, poi, per prevalere puntano al centro della società, ma senza perdere «le ragioni» dell'identità. E peraltro solo un'identità salda aiuta vere intese bipartisan.
Il bipolarismo europeo è la via per consentire la formazione di una volontà nazionale, in forma duale e alternativa, e si esprime in alcuni casi anche con l'iniziativa di partiti democristiani. Ma in Spagna e Francia (e così negli anni Novanta in Italia), i dc sono «falliti» e hanno scelto con saggezza di dar vita ad altre formazioni politiche. Altra sciocchezza è accusare la Lega Nord di essere forza estremista. Il che dà spazio al corteggiamento della Lega da parte della sinistra, indebolendo l'opposizione. Il fatto, poi, che tutta la sinistra (non più solo i Ds ma anche Prodi) apra a Umberto Bossi, dimostra come il fenomeno leghista sia del tutto diverso da quello, per esempio, lepeniano.
Altra stupidaggine è sostenere che un leader non deve ripresentarsi dopo una sconfitta (o anche solo un pareggio). Le moderne democrazie occidentali sono fatte da sconfitti-rivincitori: da François Mitterrand a Richard Nixon. In realtà la patentina da leader è data da chi si fa guidare non da una politologia di serie b. E che dire del cosiddetto «metodo» tedesco che ha funzionato bene per cinquanta anni solo perché le estreme non potevano partecipare alle elezioni? Insomma non mancano i motivi d'insofferenza per l'agitarsi casiniano. È sbagliato però considerare questo agitarsi come il prodromo di un passaggio a sinistra dell'Udc. Anche solo le grandi battaglie per scelte attente alle ragioni di vita e famiglia naturale, che hanno visto unito il centrodestra (sia dei «cristiani» sia dei non credenti), ha definito un campo di forze di conservatorismo liberale che segna confini anche politici: e smontare questo «campo» è nocivo anche per l'impegno in difesa della morale naturale svolto dai vescovi italiani. Per non parlare della stretta collaborazione amministrativa tra le forze del centrodestra: a partire dalla giunta siciliana di Totò Cuffaro. Collaborazione che se scossa provoca sconfitte come la caduta della giunta di Agrigento che colpisce innanzi tutto l'Udc.
Il centrodestra ha ora qualche mese per seppellire il governo Prodi, poi - sia che si sciolgano le Camere, sia che nasca un governo di transizione - si aprirà una nuova fase. In questa prospettiva vanno evitate tutte le tentazioni settarie a trascurare forze importanti in questa o quella direzione. Con pazienza va svolto verso l'Udc un lavoro di raccordo che pur non accettando argomenti fasulli tipo quelli di cui si è scritto, comprenda le ragioni di un partito ricco di antica esperienza politica, indispensabile per consolidare il centrodestra.