IL MIRAGGIO DELLA BALENA

L’ossessione del Grande Centro aleggia da un decennio sulla politica italiana. Come Moby Dick, compare e scompare tra le onde con regolarità, ma nessuno riesce a catturarla. Stavolta i panni del capitano Achab non li veste un nostalgico ex democristiano ma il professor Mario Monti, già commissario europeo all’Antitrust, e la cosa diventa più interessante e sospetta. Che un rappresentante di quella che in Europa viene chiamata «oligarchia irresponsabile» prenda in mano l’arpione e vada a caccia della Balena Bianca è fatto singolare che dovrebbe far riflettere non poco gli attuali leader di maggioranza e opposizione. Monti infatti è iscritto di diritto alla élite che per molto tempo ha eterodiretto la politica italiana. Difficile pensare che la sua sortita sia casuale. Più logico inserirla in un disegno che sta acquistando velocità grazie alla crisi interna dei due schieramenti. Se il discorso del commissario (ex) fosse solo un bonario suggerimento ai partiti per migliorare i propri programmi politici in senso più liberale, sarebbe quasi condivisibile. In realtà dietro quella sortita si intravvede il tentativo di indicare una via per rovesciare l’attuale bipolarismo, mettere al centro del sistema un partito-contenitore moderato e sull’ala destra e sinistra «i resti» della politica italiana.
È chiaro anche a chi non ha studiato scienze politiche a Princeton che questo progetto per andare in porto ha bisogno di un paio di assist: un cambio della legge elettorale in senso proporzionale, un sostegno dei poteri forti, una disgregazione dell’attuale sistema politico. Tutte cose che se fossimo un «paese normale» non avrebbero alcuna speranza di riuscita, ma viviamo in Italia e la storia è piena di sorprese e di botole. I segnali, in fondo, non mancano: la revisione della legge proporzionale è nell’agenda dell’Udc da tempo (e non a caso Follini ieri applaudiva Monti); l’interesse dei poteri forti a un «regime change» è palpabile e passa attraverso la difesa del santuario Rcs con tutti i mezzi e le benevolenti occhiate di Montezemolo alla Margherita; l’implosione del sistema politico è una speranza che nutrono i molti che vogliono la fine dell’era Berlusconi con la successiva Opa (politica) sui voti in uscita da Forza Italia.
Se queste condizioni si realizzassero, ci troveremmo di fronte a una riedizione della vecchia Democrazia cristiana che si piazza al centro dell’arena e, di volta in volta, si allea con la destra e con la sinistra per governare. Un inquietante ritorno alla politica del «doppio forno» di cui, francamente, il Paese non sente affatto il bisogno.
Qualcuno pensa che questo progetto sia funzionale ai desideri della sinistra. Si sbaglia. I Ds sarebbero immediatamente emarginati e la Margherita sarebbe il «nocciolo duro» del nuovo soggetto. La reazione negativa del coordinatore della Quercia Vannino Chiti è ben più della semplice spia rossa che segnala il surriscaldamento del motore. Diverso il discorso di Prodi: il professore di Bologna ieri ha difeso il bipolarismo, ma è attento soprattutto a non destare sospetti in Fausto Bertinotti che, di fronte a un’ipotesi neocentrista, non ci penserebbe due volte a spaccare l’Unione.
E il centrodestra? Il target primario è Silvio Berlusconi e Forza Italia. La demolizione del partito azzurro faciliterebbe (e di molto) tutti i piani dei neocentristi e di chi li appoggia. La Cdl senza Forza Italia non esisterebbe più e il recinto sarebbe aperto alla fuga di tutti e al tutti contro tutti. L’emarginazione di Alleanza nazionale sarebbe automatica e la Lega tornerebbe agli originari programmi secessionisti per mantenere il suo zoccolo duro di elettori. Un caos istituzionale che si può evitare solo serrando le file, alzando le insegne, lavorando seriamente al programma per il 2006. Il centrodestra deve dire subito cosa vuol fare, riprendendo il percorso del partito unitario e lasciando i cacciatori della Balena Bianca a guardare il mare, desolati, per l’eternità.