Il miraggio del riformismo di sinistra

Stefania Craxi

Credo che gli amici del Riformista non siano affatto sicuri che la truppa socialista segna i vari ex dirigenti del Psi che le previsioni favorevoli alla sinistra hanno folgorato sulla via di Damasco. Infatti hanno sprecato mezza pagina del loro magro giornale per un breve saggio del professor Edoardo Crisafulli il quale spiega «perché io, socialista craxiano aderisco al partito socialista dei Ds». Verrebbe voglia di dire subito che lui non aderisce a un bel niente perché un partito socialista dei Ds non esiste. Non lo dico io, lo dicono Fassino, D’Alema, Violante che dalla Bolognina in poi hanno sempre rifiutato di mettere la parola socialista nel simbolo del partito; lo testimonia Macaluso che di queste cose se ne intende.
Non è facile districarsi tra i ragionamenti del professor Crisafulli, tutti tortuosi o paradossali. Capita di essere d’accordo con lui quando nega che i Ds siano gli usurpatori del socialismo o quando afferma che i Ds si vergognano di Craxi che pure deve essere considerato il loro padre putativo. Ma subito ci si trova in disaccordo sulle conclusioni che da queste asserzioni si traggono. Io dico che non hanno usurpato un bel niente perché non ci sono riusciti e sono rimasti post-comunisti. Crisafulli afferma invece che il semplice fatto della scomparsa dell’Unione Sovietica e la rinuncia ai «fini ultimi» del comunismo ha fatto dei Ds veri riformisti, addirittura gli eredi di Craxi. Credo che i tanti martiri del riformismo socialista (Turati, Matteotti, Buozzi, Tobagi, Craxi e Biagi) si rivoltino nella tomba. Non vorrei essere offensiva ma mi sembra il caso di ricordare al professor Crisafulli che il riformismo non è il socialismo ma una precisa corrente del socialismo, sempre minoritaria, liberale, democratica, tollerante che intendeva misurare con il reale, con l’esistente, la possibilità di raggiungere gli obiettivi più avanzati che ogni volta si poneva. Solo una mente molto confusa può paragonare al riformismo socialista l’attuale realtà dei Ds. Ma non è il solo paragone azzardato del nostro autore, il quale non esita a lanciarsi in un parallelo che dimostra solo che di Craxi egli a capito poco o niente. Infatti attribuisce a Craxi il merito di aver deideologizzato e reso pragmatica la politica; e poiché i Ds avrebbero fatto altrettanto dopo il crollo dell’Urss, il nostro autore ne deduce che i Ds sono gli eredi di Craxi.
A Crisafulli sfugge che Craxi ha deideologizzato ma esattamente e solo il partito comunista mettendo a nudo l’inconsistenza dell’ideologia comunista e mettendo a nudo i crimini del comunismo ma tenendo ben alti e fermi gli ideali della libertà, della democrazia, del socialismo liberale; ideali che i Ds si rifiutarono di accettare nonostante Bettino avesse aperto loro le porte dell’Internazionale. Quanto alla vergogna dei Ds per Craxi (per quello che hanno fatto e detto) lui ci passa sopra, dice che non conta, per me è una offesa che sanguina. Fra i testi medievali c’è quello di un monaco che ha scritto quattrocento dimostrazioni dell’esistenza di Dio, tutte ordinate per crescente forza di persuasione. Tralasciando il superfluo, come fanno in genere i lettori del monaco, affronterò l’ultimo decisivo argomento di Crisafulli: i socialisti stanno sempre a sinistra perché è la sinistra che fa le riforme, il cambiamento, la modernizzazione. Ma il professor Crisafulli ha letto il programma di Prodi? Si modernizza ripristinando gli uffici di collocamento, affidando di nuovo la scuola al sindacato dei professori, affossando la legge Biagi, subordinando il ministero di Giustizia al Csm, dimezzando il programma delle grandi opere? Perché questo è il vero paradosso italiano: avere una sinistra ferocemente conservatrice e una destra che, pur con molte esitazioni, molte riforme liberali le ha fatte.
Se il professor Crisafulli vuole andare con i Ds ci vada pure, con tranquilla coscienza. Non perda tempo a scrivere paradossi. Dia retta a me: non c’è bisogno di giustificarsi.