La «miscela» dei Battles, come un sudoku

Secondo i critici del Guardian, la musica del quartetto newyorkese Battles è come un Sudoku. Di quelli da sballo. Se fosse un farmaco - adottando un’ulteriore metafora - il bugiardino dovrebbe avvertire gli ascoltatori che alcuni loro brani «potrebbero mettere sottosopra la loro corteccia cerebrale». Troppa enfasi, forse, ma di certo «Mirrored», il disco di esordio pubblicato dalla britannica Warp, è uno dei lavori più originali degli ultimi anni. Dietro il combinato disposto di istinto, estro, talento e rigore, si cela una musica quasi interamente strumentale e pressoché inclassificabile tanto è complessa e variegata. Mettete assieme funky, post rock, jazz, progressive, new wave ed elettronica e otterrete un'affascinante miscela di suoni e ritmiche fuori dagli schemi. Non a caso è stato scritto che, per certi versi, i Battles «riprendono da dove i Talking Heads si erano interrotti e appaiono come un'appendice sintetica dei King Crimson più sperimentali».
Una proposta che guarda al futuro, dunque, opera di musicisti dal curriculum di tutto rispetto: dal chitarrista Ian Williams (ex Don Caballero, tra i campioni del post rock strumentale) al batterista John Stainer (fondatore del quartetto hardcore-metal degli Helmet) passando per il bassista-chitarrista Dave Konopka (un passato nei Lynx). Ciliegina sulla torta, la presenza del tastierista-chitarrista Tyondai Braxton, figlio del grande sassofonista jazz Anthony Braxton.
Battles
Circolo Magnolia, circonvallazione Idroscalo 41, stasera alle ore 21.
Ingresso: 5 euro più tessera Arci