La miseria partorisce il Gesù moderno delle nostre favelas

Da tenere d’occhio Saverio La Ruina che, con la commedia in dialetto calabrese «Dissonorata», si propone come una delle voci nuove e pure del nostro teatro

Teniamo d'occhio Saverio La Ruina, un autore-regista che pochi conoscono ma il cui lavoro drammaturgico, lontano dai clamori ufficiali, sta affermandosi come una delle voci più nuove e più pure di questa strana stasi del teatro italiano. Che solo a parole afferma di voler fondare, dalle ceneri di Eduardo e dal cadavere vivente dell'ultimo Dario Fo, le nuove pagine della scrittura scenica. Mentre, in realtà, si preoccupa solo di contrabbandare il noto puntando su autori da tempo allineati ai giochi artificiosi del potere. In un paese come il nostro dove tra i dialetti che hanno ricevuto l'imprimatur oggi spicca il napoletano, a dispetto delle antiche glorie del veneto e del milanese, La Ruina che compone in un calabrese stretto che insieme sa di sprezzatura contemporanea, delle splendide saghe popolari dei Re di Francia e della tradizione fiabesca per primo rivalutata dal grande Luigi Capuana, da un anno gira l'Italia con una cronaca poetica di singolare incisività polemicamente intitolata Dissonorata.
Ambientata in una squallida no man's land del suo profondo Sud dove, nonostante si parli di camion sgangherati e fuoriserie di uno squillante color celeste, i problemi gli scongiuri la condizione stessa della donna appaiono tuttora succubi di uno spaventoso atavismo. Vestito da donna e ancorato a una seggiola di contenzione come un femminiello, l'autore-interprete di questo patetico atto d'accusa contro l'oltraggio alla persona fisica e alla dignità umana, senza caratterizzarsi al femminile ed evitando con cura la trappola del teatro en travesti, testimonia il dramma della sua protagonista nei toni accesi di un Calvino innamorato dei toni acerbi e incantevoli della fiaba. Con un lessico di rara sobrietà che non esclude una dolente partecipazione emotiva, si snoda dalla ribalta la vicenda di Pascalina, contadina illetterata e sconfitta dalla patria potestà familiare che si concede, senza conoscere la forza devastante del sesso, a uno sposo dannato a restarle in eterno promesso per colpa della ferrea logica dominante. Fino al bellissimo epilogo che, a somiglianza della Magnani nel Miracolo di Rossellini, la vede partorire nella stalla il nuovo Gesù delle favele di casa nostra.

DISSONORATA - di e con Saverio La Ruina Castrovillari, Festival. Fino all'8 giugno.