Da Misrachi il tappeto diventa arte

Ad un occhio inesperto potrebbe sembrare un Missoni. Invece il colorato tappeto a righe che il Giacomo Misrachi espone nel suo negozio di viale Piave è dei primi del Novecento. «Viaggio spesso in Medioriente - racconta - per cercare pezzi di artigianato locale. In Iran ho trovato questa partita di tappeti, fatti dai una tribù persiana a proprio uso e consumo, con avanzi di lana colorata. Il risultato è di incredibile modernità».
Misrachi i tappeti li ha nel sangue: da quattro generazioni la sua famiglia, di origine turca, è in questo settore. «Il mio bisnonno venne in Italia grazie ad un contratto con la Rinascente. Da allora, fra i nostri clienti ci sono le migliori famiglie di Milano». Perché Misrachi, più che un venditore, ama considerarsi l’esperto di una raffinata arte. «I miei tappeti non sono un bene di consumo: alcuni costano anche 20-30mila euro. Ci vuole l’abitudine a circondarsi di cose belle per spendere cifre simili».
E la qualità - e quindi il prezzo - di un tappeto, si basa su diversi fattori: dalla tessitura, al colore, alla complessità del disegno. I più rari, secondo Misrachi, provengono da Anatolia e Persia, e sono prodotti prima della rivoluzione russa. «Ora, nei bazar si trovano copie industriali, di qualità ben inferiore». Lo stesso discorso vale per l’India e la Cina, un tempo sedi di raffinato artigianato tessile, o del Pakistan: «Un metro quadrato di tappeto pakistano costa meno di 20 euro. È il cliente a scegliere dimensioni e disegno». Niente a che vedere con i rari pezzi di Misrachi: si va dal tappeto arabo da preghiera (la direzione verso la quale inginocchiarsi è indicata da un apposito ricamo) a quello cinese di metà Ottocento. Ogni motivo ha un preciso significato, spesso legato ad un contesto tribale.
Pezzi che Misrachi reperisce presso i venditori locali, o acquistandoli da gente che li eredita e non sa che farsene: «Un peccato: perché un tappeto artigianale non si svaluta nel tempo, e se ben conservato rappresenta un vero e proprio investimento».