Miss Italia 2008: "Educate, colte, niente piercing e senza ritocchi"

Enrico Lucherini, l’agente delle dive in giuria al concorso di Salsomaggiore, traccia l’ideale di bellezza delle star di oggi. No al ritocco, bandito il piercing e una perfetta conoscenza della lingua italiana

Ragazze, sveglia: invece dello stacchetto da Velina, meglio uno stacco di coscia da mondina. L’insuperata Silvana Mangano di Riso amaro, insomma, con quelle gambe perfettamente tornite che spuntavano maliose dai calzoncini di tela grezza, buoni per lavorare in risaia, tra zanzare e negrieri, senza perdere un etto di femminilità, è il modello al quale dovrete ispirarvi quest’anno, per affrontare «Miss Italia». E basta con quegli occhioni sgranati sul nulla, genere Bambi: ci vogliono pupille di velluto alla Bosé (vedi l’attrice Lucia di Cronaca di un amore), però intense, con dentro un’anima di ferro. E, a proposito di metalli, guai a colei che oserà presentarsi bullonata a Salsomaggiore. Niente piercing: siamo italiane, non barbare anglosassoni con l’anello al naso tipo mucche dell’Alta Sassonia. A dettare le nuove regole del concorso più atteso dell’anno, «Miss Italia» (in onda su Raiuno dal 9 al 13 settembre), che stavolta punta tutto sui giovani, rinnovando così la propria formula, non a caso è un ragazzo settantenne, il cui infallibile fiuto segue da sempre la pista giusta. Così Enrico Lucherini, lo «stress-agent» delle dive (chi lavora con lui, infaticabile macinatore di eventi, viene messo sotto pressione) stavolta rinuncia alla Mostra del Cinema di Venezia, spostando un bel po’ di cinema nostrano a Salsomaggiore, dove farà parte della giuria di «Miss Italia», insieme a Federico Moccia, scrittore e regista caro ai teenagers, e a Giovanna Ralli, attrice a suo tempo in passerella per la corona di più bella d’Italia.

Caro Enrico Lucherini, Salsomaggiore 2008 è già storia: dopo mezzo secolo di presenze, dà il due di picche a Venezia, per scovare una nuova Loren o un’altra Rossi Drago, dive di un tempo remoto. Come mai?
«Mi ha troppo incuriosito l’idea di giudicare le aspiranti miss. Anche perché Patrizia Mirigliani, l’organizzatrice della kermesse, è un vulcano di idee».

Per esempio?

«Per esempio, ha fatto aprire un negozio di ferramenta accanto all’edificio dove avverrà la selezione delle ragazze. Chi si presenta con l’anello al naso, marsh!, via dal ferramenta a farselo levare. Idem per gli anelli alle orecchie o i bulloni sulla lingua».

Nessun rimpianto, dunque, per il Festival veneziano che quest’anno presenta titoli davvero interessanti?
«Le date, purtroppo non coincidono. Certo, avrei voluto vedere il film dedicato al mio grande amico Valentino, per tacere della pellicola dei fratelli Cohen, credo la più bella del Festival. Mi conforta pensare che passo la mia mitica stanza 135, all’Excelsior, a Giampaolo Letta di Medusa. Sono orgoglioso, comunque, di fare una cosa giovane».

In che cosa consiste lo svecchiamento della kermesse?

«Innanzitutto, con me c’è Federico Moccia, uno piuttosto informato dei fatti. Anzi, delle fattezze. Poi, c’è una giuria di giovani dai 17 ai 25 anni: l’età delle aspiranti».

E quali sono i criteri di bellezza che seguirà per «scremare» le prime cento ragazze?
«Meglio che abbiano una faccia interessante, o un sorriso particolare, piuttosto che le solite misure perfette, tutte uguali. Le ragazzi di oggi, infatti, sembrano omologate. Io, invece, penso alla Loren, alla Lollo o alla Mangano. Creature divinamente imperfette... Devono essere delle vere star e muoversi bene dentro una specie di reality, piacendo al pubblico, con naturalezza».

Le attrici che cita non erano rifatte e da qui, magari, veniva quella bellezza non plasticea, oggi latitante?
«Proprio così! Uno degli imperativi categorici è che le aspiranti miss portino solo farina del proprio sacco. Voglio bellezze non standard: niente bisturi o scalpello. I seni devono “ballare” quando la ragazza incede».

Assisteremo, allora, al trionfo della bellezza al naturale, per la gioia di tante mamme di anoressiche, fissate con la chirurgia plastica?

«Me lo auguro proprio. Io ho sempre pensato alle mamme delle miss dietro le quinte. Qualcuna, come la mamma della Loren o della Schiaffino, l’ho anche conosciuta ed erano donne determinate, ma dolci. Comunque, pretendo classe: basta con le ragazze rampanti, un po’ Veline, che per fare colpo sfoderano un’aggressività cafona».

Quali differenze tra le mamme delle aspiranti miss anni ’50 e le mamme di oggi, forse più consapevoli di come si fa a ottenere un posto al sole?
«Le mamme ci sono sempre state e sono sempre uguali: sono loro gli angeli custodi di queste ragazze, a volte smarrite. Spero soltanto che mi facciano dormire e che non mi sfondino la porta, per raccomandarmi la figlia».