Miss mondo è cinese, bellezze orientali sulla via della seta

Zhang Zi Lin, segretaria di Pechino: a 23 anni è la bella tra le belle.
L’hanno eletta di fronte al suo pubblico, a Sanya, sull’isola di
Hainan, nel Sud del paese. Così, grazie ad attrici e modelle, ora la Cina esporta anche il fascino. <a href="/a.pic1?ID=224565" target="_blank"><strong>Il fascino esotico? Meglio la Bellucci di quella cinesina</strong></a>

Vincono in casa. Il mondo cerca di conquistarle e loro conquistano il mondo. Le cinesi volano leggere come Jen Yu, la bellissima guerriera della Tigre e il dragone. Zhang Ziyi, che l’ha interpretata, ora è una diva. Non sono novelline: cresciute in un paese dove nasci e devi subito sgomitare perché, altrimenti, sarai sempre schiacciato. A scuola, sul lavoro, in mezzo alla strada. Figlie della Repubblica popolare che adora il capitalismo ma, ogni tanto, finge di fare marcia indietro, giusto per ingolosire ancora di più i rivali. Che le cercano, le inseguono, perché sono tantissime: 642 milioni di donne, ragazzine, adolescenti, giovani e adulte che amano comprare prodotti di lusso, mostrare uno status guadagnato col sudore e la determinazione di chi ha scavalcato il passato e si butta a capofitto in una storia tutta nuova. Senza rimorsi, senza nostalgie.
Vincono in casa come Zhang Zi Lin, segretaria di Pechino: a 23 anni è la nuova miss Mondo. L’hanno eletta di fronte al suo pubblico, a Sanya, sull’isola di Hainan, nel Sud del paese. Zhang è il dragone che mette lo zampone dappertutto, la sua corona non dice soltanto del solito campanilismo delle giurie ma, anche, del nuovo fascino delle belle d’oriente. Miss Mondo sbarca in Cina e si accoda alla lunga fila di corteggiatori, le firme della moda innanzitutto, che aprono negozi e organizzano sfilate, senza dimenticare che il celeste impero è una civiltà millenaria: per cui il lusso può anche passeggiare sulla Grande muraglia (è successo di recente con Fendi), il calendario Pirelli viene presentato nei quartieri storici di Shanghai e dipinge donne sensuali di epoche lontane, sfarzi e atmosfere che nulla hanno a che fare con le tristi uniformi di Mao, labbra rosse che amano ammiccare, trasgredire, sussurrare. C’è la grazia di Maggie Cheung, attrice di culto: nata a Hong Kong, la ex colonia, è la musa del regista Wong Kar Wai, che l’ha voluta per In the Mood for Love e 2046. Segue l’icona Gong Li, la bellissima Faye Wong. Per il celebre calendario anche le straniere sono travestite da orientali. Il trucco conta: l’omaggio alla storia è prima di tutto business, volto accettabile degli affari, moralismo che trasforma l’oro cattivo in oro benedetto dai padri della patria.
Le donne sono mercato e, a volte, anche merce: in Cina i maschi sono 40 milioni in più delle femmine, traduzione numerica della politica del figlio unico e di una discriminazione millenaria. Ma lì sforzi e cifre sono tutti da moltiplicare: i benestanti sono 250 milioni, i ricchissimi 500mila. Le donne sono le più appetibili. Così le guerriere trionfano, passo dopo passo. Zhang Ziyi abbandona la spada e si insinua sul terreno del vecchio nemico: racconta le Memorie di una geisha, e pazienza se è tradizione, ma giapponese. L’importante non è partecipare.