Misseri guarda in faccia Sabrina: sei stata tu

INDAGINI Il delitto forse è avvenuto a casa: così si complicherebbe la posizione della moglie

TarantoIl padre ha accusato la figlia, e lo ha fatto nella stessa stanza, a pochi metri da lei. No, l'uomo delle mille verità, il mostro divenuto capro espiatorio, questa volta non ha avuto esitazioni, non ha ceduto e non è tornato indietro. Lui, Michele Misseri, ha confermato tutto: «È stata Sabrina a uccidere Sarah», ha dichiarato nell'aula allestita nel carcere di Taranto. E adesso le ultime parole di questo agricoltore di 56 anni, divenuto il testimone chiave nell'inchiesta, sono destinate ad avere valore di prova perché pronunciate nel corso dell'incidente probatorio. Insomma, dopo settimane scandite da dubbi e ipotesi, adesso c'è un punto fermo nelle indagini sull'omicidio di Sarah Scazzi, quindici anni, uccisa il 26 agosto ad Avetrana mentre andava a casa dalla cugina per trascorrere poi una giornata al mare, strangolata in un pomeriggio di follia e morte forse innescato dalla gelosia.
L'interrogatorio è cominciato alle 13, quando nella ex cappella al primo piano della vecchia sezione femminile del carcere di Taranto sono arrivati i magistrati. Tutto è stato preparato nei minimi dettagli, troppo alto il rischio che Michele potesse crollare sotto il peso dell'emozione di incrociare lo sguardo della figlia. Per questa ragione l'uomo è stato sistemato su una sedia di fronte al tavolo di gip e pm, mentre Sabrina si è seduta più indietro, alle sue spalle, tra avvocati e consulenti: tra loro un cordone di poliziotti.
L'agricoltore ha confermato l'ultima versione, quella dell'interrogatorio del 5 novembre, quando chiese di essere ascoltato dai pm e accusò la figlia spiegando che fu lei a uccidere mentre lui avrebbe nascosto il cadavere. Michele ha ripetuto quel drammatico racconto: quel pomeriggio stava dormendo sulla sdraio nella villa di via Grazia Deledda quando Sabrina lo svegliò, gli disse di scendere in garage e trovò il corpo senza vita della nipote. «Aveva una cintura al collo», ha dichiarato. L'uomo ha anche affermato di non aver mai molestato Sarah e di non aver abusato del cadavere, come invece aveva detto in precedenza. L'interrogatorio dei pm è andato avanti per circa quattro ore; poi è cominciato il controesame della difesa e dei legali della famiglia Scazzi.
L'incidente probatorio è un tassello fondamentale nel mosaico investigativo, ma rimane ancora qualche lato oscuro legato in particolare al luogo dell'omicidio. Che potrebbe essere stato compiuto in casa e non nel garage: in questo caso si farebbe più complicata la posizione della moglie di Michele, Cosima, che secondo i carabinieri non ha detto tutto. Gli inquirenti sono invece certi di aver individuato il movente: Sabrina avrebbe ucciso Sarah perché accecata da una gelosia feroce: non sopportava che la cugina avesse una simpatia per Ivano, il ragazzo conteso, quello di cui lei si era invaghita al punto da litigare con la quindicenne proprio la sera prima del delitto. «Si vende, per due coccole si vende», avrebbe detto. Ma non è tutto. I carabinieri sono convinti che Sabrina abbia mentito: non ha detto nulla su quella discussione confermata invece da quanto scritto da Sarah sul diario; inoltre contro di lei ci sono le dichiarazioni dell'amica Mariangela che in diversi punti contrastano con la sua versione; l'ultimo pesante elemento finito nel fascicolo della procura è costituito dalle rivelazioni di un'amica di famiglia dei Misseri: la donna ha raccontato che, dopo il fermo di zio Miché, Sabrina le disse: «Papà ha confessato, io sono stata più brava».
Gli investigatori sono adesso impegnati nella caccia ai riscontri. Una svolta potrebbe arrivare dagli accertamenti tecnici del Ris. I militari hanno già individuato tracce di sangue su una cintura e capelli su una corda che Michele avrebbe utilizzato per calare il cadavere nella cisterna tra Erchie e San Pancrazio Salentino, dove l'orrore è rimasto celato per 42 giorni.