Mission impossible per il governatore: la Cina non va giù nemmeno ai suoi

Che Marrazzo, a sinistra, faccia ormai sempre più spesso rima con imbarazzo è evidente nella stessa maggioranza. E se è vero che dalle forze politiche che sostengono la giunta molti hanno puntato il dito contro le velenose dichiarazioni di Augello sulle spese folli della delegazione della regione in Cina (quantificate in 170mila euro al giorno), la schermaglia ha tutta l’aria di un tentativo di non offrire una polemica così succulenta al «nemico» senza nemmeno borbottare.
Un modo per prendere tempo, insomma, in attesa di regolare i conti (sul tavolo c’è anche la querelle sui rifiuti) all’interno del centrosinistra al rientro del Governatore da una missione che, per come è stata pensata e realizzata, non è piaciuta a tanti. A cominciare dal capogruppo alla Regione di «Ambiente e lavoro» Alessio D’Amato, vicepresidente della commissione regionale Bilancio, che due giorni fa ha annunciato di aver presentato un’interrogazione, dettando alle agenzie che, in mancanza di smentite, la linea di sobrietà annunciata da Marrazzo sarebbe sbugiardata dalla «pessima figura».
Tra le accuse sibilate o espresse e i venti di rimpasto, la Regione si difende. Ovviamente non replica al «fuoco amico», ma ad Augello, ridimensionando i «numeri» della delegazione da 50 a 18 (che diventano 29, sommando i cinque inviati da Sviluppo Lazio e i sei musicisti dell’Opera di Roma che hanno suonato a Canton). E rivendicando l’importanza della missione, che pure non è stata messa in discussione: «Stiamo sforzandoci di essere meno provinciali», ha commentato due sere fa il governatore del Lazio, rubando una battuta che sarebbe piaciuta a Enrico Gasbarra, prima di annunciare che la Regione andrà anche in India.
E poi ecco l’ufficio stampa, l’assessore regionale alla Cultura Giulia Rodano e lo stesso Marrazzo rimarcare come le 108 aziende siano volate in Cina con la delegazione laziale «a proprie spese». Un’informazione interna utile e corretta. Come quella - esterna - dei quotidiani i cui inviati in Estremo Oriente in questi giorni danno conto degli incontri commerciali e istituzionali: dal design laziale che sbarca a Canton alla frenetica attività nel padiglione della Regione alla Fiera internazionale delle Pmi. Certo, ospitare i cronisti può costare un po’, tra biglietti aerei e stanze d’albergo, ma non è forse vero che se l’avesse fatto anche il presidente del Consiglio, Romano Prodi, al seguito-stampa di Marrazzo non avrebbe fatto caso nessuno? Peccato che al seguito della delegazione del governo ci sono soltanto giornalisti paganti. Ma per dare a Cesare quel che è di Cesare, bisogna riconoscere alla Regione che la linea di «sobrietà economica» è stata rispettata, sia pure a geometria variabile: con i quotidiani di opposizione, come noi per esempio, si è risparmiato. Siamo la dimostrazione che la Giunta Marrazzo non sperpera invano i denari dei contribuenti. E poi dicono che remiamo contro.